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TINTURA |
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Il cuoio al termine della
concia non rappresenta ancora un articolo commercializzabile,
anche se è già imputrescibile e dotato di stabilità idrotermica,
l’aspetto (colore, brillantezza, finezza del fiore ecc.) e
alcune caratteristiche fisico-meccaniche
(flessibilità, fermezza,morbidezza ecc.) devono essere essere
modificate. A tale scopo il cuoio viene sottoposto ad altri
trattamenti chimici: principalmente la tintura, l’ingrasso e la rifinizione.
Ovviamente la tintura permette di conferire il colore richiesto,
utilizzando degli adatti coloranti.
I coloranti utilizzati nella tintura del cuoio sono
prevalentemente composti in grado di ancorarsi alle fibre
mediante legami ionici, la carica del cuoio è legata al tipo di
concia effettuata, e proprio alla concia è attribuibile in buona
parte il successo della tintura.
Come nella classificazione tecnica, si seguirà nell’esposizione
la distinzione tra coloranti acidi e coloranti basici. |
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COLORANTI ACIDI |
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Sono coloranti anionici che
contengono in genere gruppi solfonici, salificati con sodio, in
numero variabile tra uno e cinque. Sono gli auxocromi solfonici
i responsabili della solubilità del colorante e si può affermare
che, mantenendo costanti le dimensioni della molecola colorante,
l’aumento del numero di auxocromi corrisponde all’aumento della
solubilità.
La fissazione al collagene è dovuta all’instaurarsi di legami
ionici che possono coinvolgere o i gruppi amminici laterali
protonati, o gli atomi del metallo usato come conciante (nel
caso in cui non si tratti di un sale molto mascherato).
Il legame ionico è un legame forte, che si manifesta anche a una
discreta distanza, ma viene facilmente idrolizzato dall’acqua
che, solvatando le cariche, allontana il colorante dal collagene
riportandolo in soluzione. Nel caso in cui la fissazione sia
attribuita esclusivamente a legami ionici la tintura presenterà
scarsa solidità al lavaggio e allo strofinio ad umido, i gruppi
solfonici caricati negativamente sono però i responsabili della
solubilità e quindi la loro presenza permette di ottenere
soluzioni stabili. E’ necessario quindi trovare il giusto
compromesso tra solubilità e solidità.
I coloranti acidi sono la classe che meglio si adatta alla
tintura dei cuoi concianti al cromo, substrati nei quali i
gruppi carbossilici laterali sono impegnati in legami con
metallo mentre rimangono disponibili i gruppi amminici che, a pH
inferiori al P.I., conferiscono al cuoio una carattere cationico.
Oltre che con i cuoi conciati al cromo possono essere utilizzati
anche con altri concianti, a patto che il collagene sia sempre
caricato positivamente; non risultano perciò efficaci su cuoio
conciato al vegetale (o concianti sintetici) nei quali è il
conciante stesso a fissarsi ai gruppi amminici.
Considerando l’affinità del colorante nei confronti del cuoio in
funzione del pH si ottiene una curva del tipo: |
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La fissazione del colorante
avviene a pH inferiori al P.I., per questo, prima di scaricare
il bagno di tintura si acidifica in maniera da favorire la
fissazione migliorando l’esaurimento. L’acidificazione non deve
essere fatta aggiungendo quantità molto abbondanti di acido,
infatti non si possono vendere pellami con pH inferiore a 3,5.
Durante la fissazione è comunque possibile portare il pH del
bagno fino a 3,3 poiché questo valore è destinato ad aumentare
in seguito al lavaggio eseguito a fine tintura e, nel caso in
cui si usi acido formico, alla evaporazione dell’agente
acidificante in fase di asciugaggio.
In base alla curva della reattività è possibile decidere a quale pH mantenere il bagno di tintura a seconda del tipo di prodotto
da ottenere. Se, ad esempio, si desidera una tintura passante si
deve introdurre il colorante ad un valore di pH in cui la
reattività sia bassa, in questo modo si dà la possibilità al
prodotto di penetrare anche attraverso la sezione evitando la
fissazione superficiale. Per legare il colorante si acidifica
dopo la penetrazione, ci si serve preferibilmente di acido
formico grazie al quale è possibile l’acidificazione rapida sia
del bagno che della sezione. Se si desidera una tintura
superficiale non esistono problemi per il pH iniziale dato che
anche valori bassi permettono l’immediata fissazione.
Per i cuoi conciati al vegetale la relazione che intercorre tra
reattività e pH è la medesima, bisogna tenere presente che in
questo caso il P.I. è di 3,5 e per questo motivo non è possibile
acidificare molto al di sotto del P.I. senza per questo poter
ottenere un esaurimento paragonabile a quello della tintura di
cuoi al cromo. |
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COLORANTI BASICI |
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Sono coloranti che presentano
carica positiva, contengono come auxocromo uno o più gruppi
amminici nella forma semplice o sostituita.
I coloranti basici si fissano ai gruppi di carattere anionico,
quindi ai gruppi carbossilici, i quali risultano impegnati nei
legami col conciante nel caso della concia al cromo. Per questa
loro caratteristica i coloranti basici sono più adatti a tingere
cuoi conciati al vegetale (nei quali tutti i gruppi carbossilici
sono liberi).
L’affinità nei riguardi della fibra al variare del pH è
rappresentabile con una curva opposta a quella dei coloranti
acidi, si otterrà quindi la massima fissazione a pH superiori al
P.I.
Coloranti anionici sono comunque utilizzati nel caso delle
tinture di cuoi al cromo per effettuare la cosiddetta
rimonta
basica. Questa operazione si esegue dopo la tintura e dopo aver
ben scolato il bagno; consiste nell’introdurre un colorante
basico, che in questo caso non si fisserà alla fibra ma al
colorante acido prima utilizzato, in questo modo si formano dei
sali insolubili con l’effetto di aumentare l’intensità di tinta
e la resistenza al lavaggio, limitando al contempo la quantità di
colore utilizzata. Nell’effettuare la rimonta basica è
necessario porre particolare attenzione al lavaggio, se non
viene eliminato il colorante non legato alla fibra si assiste ad
una precipitazione, con conseguente formazione di macchie
superficiali, il colorante acido deve inoltre essere
perfettamente distribuito in modo da evitare le possibilità di
una rimonta differenziata sulla superficie che esalta differenze
cromatiche. La quantità di colorante fissabile in rimonta è limitata,
offrirne una quantità eccessiva impregna la fibra di colorante
non fissato diminuendo per questo la solidità al lavaggio. |
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FATTORI CHE INFLUENZANO
LA TINTURA |
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Possono essere distinti in due
gruppi: quelli legati a processi precedenti la tintura e quelli
legati direttamente alla tintura.
Problemi sulla tintura si possono ricercare fino alla fase di
calcinaio, esiste infatti un’influenza del grado di asportazione
del grasso naturale, maggiore è l’uniformità e l’entità della
saponificazione e migliore risulta la tintura, l’asportazione
del grasso libera le fibre e rende lo scambio di sostanze con la
soluzione molto veloce.
La frammentazione della struttura fibrosa è importante, quindi è
necessario operare un buon calcinaio e in seguito una quantomeno
discreta macerazione in modo da aumentare il distacco tra le
fibre. Maggiore è il distacco delle fibre e maggiore risulta la
superficie per unità di volume e quindi la possibilità di
fissare elevate quantità di colorante, questo fenomeno è
facilmente verificabile rilevando il tono più chiaro assunto
dalle cicatrici rispetto al resto del cuoio.
Il tipo di concia varia il P.I. del cuoio, è importante
conoscere questo valore per decidere a che pH operare.
Indicativamente si può affermare che un cuoio conciato al Cr
debolmente mascherato fornisce un P.I. di 6,5, cuoio al Cr molto
mascherato 4,5, concia al Fe 4,5, concia all’Al 6,5, concia al
vegetale 3,8-4,8, concia aldeidi e paraffine 4-5.
Conoscendo il valore del P.I. (che per sicurezza vanno
determinati per ogni ricettazione), si scelgono le condizioni
per l’ottenimento di tinture passanti o superficiali.
La tintura evidenzia eventuali lacune della concia, come
disuniformità tra lato carne e lato fiore; altre caratteristiche
che risultano mutate da un imperfetto processo di concia sono la
scarsa solidità della tintura, o la scarsa solidità del colore
alla smerigliatura. Vengono anche evidenziati difetti
indipendenti dalla lavorazione come cicatrici, venature, rughe.
Per regolarizzare la tintura e mascherare l’effetto della concia
si esegue sempre una neutralizzazione (vedi paragrafo seguente).
Le condizioni di tintura vengono scelte a seconda del colorante
utilizzato: per gli anionici generalmente utilizzati nella
tintura del cuoio si può dire che la temperatura favorisce una
fissazione superficiale e rapida del colorante (e per questo
poco uniforme). Bagni ristretti favoriscono la penetrazione e la
loro azione è migliore se vengono accoppiati ad una energica
agitazione meccanica (per questo rotazione rapida ed elevato
carico).
La descrizione delle condizioni è comunque molto complessa e
verrà scelta soprattutto in base al tipo di prodotto che si deve
ottenere, ad esempio nel caso di arredamento, abbigliamento e
tomaia classica la tintura deve essere passante, per tutti gli
altri prodotti non è strettamente necessario.
L’influenza che i fattori facilmente variabili hanno sulla
tintura può essere riassunta nello schema seguente: |
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tintura superficiale
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tintura passante |
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pH basso |
pH elevato
(segue acidificaz.) |
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temp. elevata |
temperatura bassa |
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r.b. elevato |
r.b. limitato |
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rotazione lenta |
rotazione veloce |
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NEUTRALIZZAZIONE |
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La
neutralizzazione ha lo scopo di eliminare l’acidità del cuoio, derivante sia
dalla concia, che dall’oxalazione successiva durante la quale si
liberano degli H+.
Si usano sempre delle basi deboli o dei sali a reazione alcalina
in modo da non provocare delle brusche variazioni di pH, le basi
forti vengono escluse per via della loro energica azione che
provoca un brusco aumento di pH (che potrebbe provocare la
precipitazione sotto forma di idrato del cromo non legato e, al
limite, anche di quello legato).
I più utilizzati sono perciò sali a reazione alcalina, come ad
esempio il bicarbonato di sodio o d’ammonio, l’acetato di sodio,
il formiato di sodio o calcio, l’acido borico.
Tra quelli citati nessuno manifesta particolari inconvenienti,
gli agenti neutralizzanti più diffusi e più sicuri sono il
bicarbonato e il formiato, entrambe di sodio, utilizzati in
miscela 1:1. L’uso di altri sali è in relazione al tipo di
prodotto che si desidera ottenere, ad esempio il bicarbonato di
ammonio permette
di ottenere articoli tipo raggrinzito con grana grossolana, il
bisolfito unisce all’effetto neutralizzante anche quello
schiarente ed è in grado di riportare in soluzione lo zolfo
colloidale eventualmente presente.
Particolare importanza nella neutralizzazione ha l’azione in
sezione: più forte è la base utilizzata e più superficiale è la
sua azione, per questo motivo è bene lavorare con una
progressione di sali a costante di dissociazione crescente.
La formulazione tipica prevede l’aggiunta del formiato di sodio
e, dopo 15 minuti, di bicarbonato, si unisce in questo modo
l’azione che si esplica prevalentemente in sezione del formiato
all’effetto basificante del bicarbonato che aumenterà il pH fino
ad un valore prossimo al 7.
Un effetto ancora migliore si potrebbe ottenere dalla
progressione formiato-acetato-bicarbonato dove i primi due sali
creano dei sistemi tamponati rispettivamente a pH 3,2 e 5,6
mentre col bicarbonato si provvede ad alzare il pH del bagno.
Per emulare questi effetti tampone sono stati introdotti dei
prodotti contenenti tannini sintetici accoppiati a formiato e
acetato. In questo modo si unisce l’azione riconciante del
sintetico a quella neutralizzante, una riconcia del genere
permette di abbassare il P.I. fino a 6 e per questo motivo sono
sufficienti formiato e acetato per neutralizzare.
I tannini sintetici sono dei condensati polifenolici o naftolici
che sono neutralizzati con soda, la loro aggiunta provoca lo
schiarimento del cuoio e per questo motivo la maggiore
tingibilità (soprattutto per quanto riguarda le tinte pastello). |
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AUSILIARI DI TINTURA |
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Definiamo ausiliari di tintura
tutti quei prodotti che vengono aggiunti prima, dopo o durante
l’azione del colorante, al fine di migliorare determinate
caratteristiche della tintura, intesa sia come azione sul cuoio
che come processo di lavorazione. Tra le caratteristiche da
migliorare si possono citare l’uniformità, l’esaurimento del
bagno e comunque tutte le solidità.
La distinzione tra i prodotti da utilizzare viene fatta
chimicamente, suddividendoli in anionici, cationici e non
ionici. |
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Anionici |
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Possono essere tannini
vegetali o sintetici.
I tannini vegetali tipo gambier, sommacco, mimosa, permettono delle buone
uniformità di tintura, ma compromettono anche la solidità alla
luce, la finezza del fiore, rendendo molto difficile
l’ottenimento del tono desiderato. Il tono conferito ai cuoi dai
tannini vegetali è sempre cupo, tutti infatti hanno tonalità
variabili dal giallo ocra al bruno, l’utilizzo di tali prodotti
rende quindi impossibile l’ottenimento di tinte pastello.
I tannini sintetici trovano sicuramente un maggior utilizzo dato
che possono essere usati anche nel caso di cuoi che
verranno tinti a toni chiari. Chimicamente i tannini sintetici
sono tutti derivati naftilsolfonici o fenolsolfonici, sono
bianchi e perciò tendono a schiarire i cuoi conciati al cromo.
In genere la costituzione chimica permette ai tannini sintetici
di esplicare anche un effetto neutralizzante contribuendo così
all’eliminazione dell’acido solforico liberato nella oxalazione
dopo concia.
L’effetto più apprezzato è comunque quello di migliorare
l’uniformità di tinta, il massimo effetto si ottiene se
l’aggiunta del tannino precede quella del colorante, i due
prodotti aggiunti insieme rendono l’effetto di media intensità,
mentre è quasi nullo se si utilizza il tannino dopo il
colorante.
Questo fenomeno può semplicemente essere spiegato considerando
due tipi di reazione:
1. Tintura e successiva riconcia
con tannino |
| tintura |
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| riconcia |
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2. Aggiunta del
tannino precedente alla tintura |
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Come si osserva dalle due
reazioni senza il tannino il colorante è in grado di legarsi
immediatamente ai gruppi cationici del collagene, parte del
colorante fissato verrà comunque asportato dalla successiva
riconcia dato che tannini sintetici e coloranti sono due specie
della medesima carica e sono per questo motivo in competizione.
Riconciando preventivamente con tannino e facendo seguire
l’aggiunta del colorante la reazione colorante-collagene non
sarà più diretta, bensì di spostamento; l’effetto è quello di
rendere più difficoltosa la reazione e per questo di evitare la
formazione di macchie sul cuoio.
L’utilizzo in contemporanea del tannino e del colorante permette
di ottenere un effetto intermedio tra i due precedentemente
descritti.
Essendo le due specie in competizione (in qualunque momento
venga fatta l’aggiunta) è logica conseguenza che l’esaurimento
del bagno sia peggiore e che per questo si assista anche ad una
diminuzione del tono.
L’effetto più sensibile della diminuzione del tono si ottiene
nel caso in cui l’azione dell’ausiliario segua quella del
colorante.
Per questo loro limite gli ausiliari vengono utilizzati solo
dove la disuniformità di tintura può essere molto evidente, in
ricettazioni dove la quantità di colorante da utilizzare sia
particolarmente modesta e quindi si ottengano dei vantaggi a
rallentare la reazione colorante-collagene.
Generalizzando è possibile affermare che nella realizzazione dei
toni chiari è bene utilizzare l’ausiliario prima del colorante,
limitando in tal modo al minimo i rischi di formazione di
macchie, nella produzione di toni scuri è invece più vantaggioso
provvedere all’uso dell’ausiliario in seguito alla tintura in
modo da eliminare la frazione di colorante non ottimamente
fissata.
Uno dei tannini sintetici più utilizzati è un condensato
dell’acido
naftalensolfonico con formaldeide. |
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Questo composto è di largo
utilizzo soprattutto per il suo basso costo, non presenta
comunque solidità alla luce.
Tra gli ausiliari sintetici esiste poi una sottoclasse definita
come ausiliari per uniformità, o disperdenti, dei quali vengono
riportate le formule di due composti particolarmente
significativi. |
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4,4’ diidrossi difenilsolfone
condensato con formaldeide e acido
-naftolsolfonico |
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derivato dell’etere difenilico
solfonato e condensato con formaldeide |
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Questi prodotti manifestano
uno scarso effetto conciante e quindi non vanno ad intaccare in
alcun modo il fiore, trovano utilizzo nella neutralizzazione
(precedendo l’aggiunta di formiato e bicarbonato) o come
ausiliari veri e propri aggiunti venti minuti prima del
colorante. |
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Non ionici |
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Sono dei tensioattivi non
ionici che non influenzano direttamente il processo di tintura,
chimicamente sono dei derivati dell’ossido di etilene, di
propilene o di stirene. La loro struttura non gli permettere
alcun tipo di interazione col cuoio, per questo motivo non
esiste competitività tra il colorante e la specie introdotta. La
loro funzione è quella di aumentare la dispersibilità del
colorante in acqua e, nei confronti del cuoio, agiscono come
imbibenti. L’uso di ausiliari non ionici è per questo diffuso
soprattutto nel caso di tinture su substrati ai quali non sia
stato perfettamente asportato il grasso.
Il numero di moli di ossido di etilene (o altro ossido
utilizzato) può variare nell’intervallo da 3 a 30. I composti
con n (numero di moli di ossido etilene) basso sono degli
imbibenti, mentre con valori di n alti si ottengono degli
emulsionanti.
L’uniformità della tintura e l’intensità di colore ottenuta sono
strettamente dipendenti dal valore di n dell’ausiliario utilizzato, ad
esempio con un tensioattivo con n=30 si otterrà una diminuzione
dell’intensità di tinta del 50% (rispetto al non utilizzo) ma un
massimo effetto sull’uniformità di tinta.
Per questa loro peculiarità si rende necessario testare delle
diverse miscele di tensioattivi a n diversi in modo da trovare
il compromesso ideale tra uniformità e intensità di tinta.
Questi composti sono comunque particolarmente sensibili a tutti
i prodotti contenenti gruppi fenolici, tannini sintetici o
vegetali aggiunti nel medesimo bagno sono in grado di
precipitarli e quindi è necessario verificarne l’eventuale
incompatibilità. |
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Cationici |
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Per la loro carica non possono
mai essere accoppiati a coloranti acidi, i due formerebbero
insieme un composto di elevate dimensioni che precipita e
risulta essere inattivo. Questa loro caratteristica viene
comunque sfruttata facendo seguire alla tintura l’aggiunta
dell’ausiliario cationico (in questo caso sono noti anche col
nome di invertitori di carica) con l’effetto di aumentare
notevolmente l’intensità di tinta.
Altro impiego di questi prodotti è nella tintura di cuoi
riconciati al vegetale per i quali la carica del tannino
vegetale non permettere la fissazione di elevate quantità di
colorante anionico. In questa specifica applicazione si
procederà preventivamente all’utilizzo dell’ausiliario al quale,
dopo un opportuno cambio di bagno, sarà fatta seguire la
tintura.
Se nella ricettazione si prevede l’uso di coloranti basici,
l’effetto che gli ausiliari cationici hanno nei confronti di
questa classe è il medesimo che gli ausiliari anionici hanno nei
riguardi dei coloranti acidi.
Chimicamente si tratta di sali d’ammonio quaternari di ammine
alifatiche, dove almeno un gruppo alchilico è di tipo grasso (ad
esempio cetiltrimetilammonio cloruro).
Trovano impiego nella realizzazione di tinture intense e
brillanti con mano grassa.
L’uso degli ausiliari cationici va sempre fatto ponendo
attenzione
alle altre specie presenti, infatti sono in grado di far
precipitare qualunque specie anionica. L’uso di prodotti
anionici è consentito solo nel caso in cui sia fatto in un bagno
diverso e si sia provveduto ad un accurato lavaggio.
Si deve operare sempre a bassa temperatura visto che riscaldando
si favorisce la formazione di aggregati con i coloranti. |
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Altri ausliari |
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Di questa categoria fanno
parte quei composti che non hanno un effetto diretto sulla
tintura. Si tratta ad esempio di mascheranti per calcio e
magnesio introdotti al fine di evitare la formazione di lacche.
Il loro unico effetto è questo e non influiscono sulla
distribuzione del colorante.
I composti più utilizzati a questo scopo sono EDTA e l’acido
salicilico. |
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