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CONCIA AL VEGETALE |
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Questo tipo di concia fa parte
di quelle a legame ionico. Si tratta di un sistema molto antico
e diffuso in tutto il mondo vista la reperibilità dei reagenti.
Gli unici prodotti necessari sono calce, acqua e tannino
vegetale (così viene chiamato il conciante nel caso della concia
al vegetale), come tannini venivano utilizzate sostanze
differenti a seconda della disponibilità della zona. Si trattava
di processi molto lunghi durante i quali le pelli venivano
lasciate anche per parecchi mesi immerse in fosse e coperte da
un bagno contenente tannino. Durante questo periodo avveniva la
trasformazione della pelle in cuoio, al termine della quale era
sufficiente un ingrasso. |
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PREPARAZIONE DEI TANNINI |
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A seconda della località in
cui si lavora i tannini scelti sono differenti poiché dipendono
dalla vegetazione locale.
Chimicamente i tannini sono tutte macromolecole di derivazione
fenolica solubili in acqua.
L’estrazione avviene in cinque fasi che sono: |
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triturazione - estrazione -
concentrazione - filtrazione- essiccazione |
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al termine di questa sequenza può essere
inserita anche un’ultima procedura di macinazione per rendere
più fine il prodotto e quindi facilitarne il dosaggio, la
solubilità ed eventualmente, se aggiunto anche in conce in
bottale, evitare che la presenza di scaglie di legno che possano
danneggiare il cuoio. |
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Triturazione: necessaria per uniformare le dimensioni del
materiali e per permettere un agevole carico e scarico dai
reattori utilizzati nelle fasi successive. Il tannino è una
sostanza solubile quindi l’estrazione viene fatta con acqua che
deve avere la possibilità di venire a contatto con tutto il
materiale senza impedimenti. Sia che si tratti di legno che di
corteccia dopo macinazione le dimensioni della particella
saranno comprese tra i 3 e i 5 mm. |
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Estrazione: si usano delle batterie di estrattori che
vengono percorse da acqua in controcorrente. Tali estrattori
possono essere chiusi, per lavorare sotto pressione, o aperti;
per migliorare l’efficacia del processo si agisce sulla
temperatura. Si supponga di possedere cinque estrattori, si
tratta di contenitori di grosse dimensioni per cui di cinque
estrattori a disposizione solo quattro saranno percorsi
dall’acqua mentre uno sarà in fase di scarico-carico. |
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Alla partenza del ciclo di
estrazione quattro serbatoi saranno caricati con materiale
fresco mentre uno sarà caricato in seguito.
Ora si compiono tre estrazioni durante le quali l’acqua
percorrerà in ordine i serbatoi 1-2-3-4 per poi uscire
arricchita in sostanze solubili estratte tra le quali anche il
tannino; se dopo queste tre estrazioni dal serbatoio 1 è stato
estratto tutto il tannino (visto che veniva a contatto con acqua
fresca sarà il primo ad esaurirsi) si provvederà a mettere in
ciclo il serbatoio numero 5 passando l’1 in fase di
scarico-carico. Ora l’acqua fresca seguirà un percorso del tipo
2-3-4-5 durante quale incontrerà della sostanza macinata a
contenuto sempre maggiore in tannino.
Il ciclo descritto continua passando alla fase di scarico-carico
tutti i serbatoi che si esauriscono gradualmente.
Gli
estrattori lavorano in controcorrente e possono essere
schematizzati come nella figura a sinistra.
Certamente la resa migliore si
ottiene lavorando con estrattori chiusi e sempre riscaldando
l’acqua, se sono aperti fino ad una temperatura vicina a quella
di ebollizione se invece sono chiusi e lavorano sotto pressione
si arriva fino ad un massimo di 120-130°C. La scelta della
temperatura dell’acqua si fa in base al tipo di tannino che si
deve estrarre nonché della quantità che si desidera estrarre.
Il legno contiene sostanze coloranti che tendono ad
incupire proporzionalmente con l’aumentare della temperatura,
lavorare a 70-80°C risulta l’ideale per non scurire troppo
l’estratto ma in queste condizioni l’estrazione è certamente più
lenta e si deve così giungere ad un compromesso tra temperatura
e colore dell’estratto che dipenderà essenzialmente dalla tipo
di legno. Diminuendo la temperatura ed aumentando però il numero
degli estrattori posso parzialmente sopperire a questi
inconvenienti però all’uscita dei serbatoi si otterrà un volume
d’acqua notevolmente più elevato. |
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Concentrazione-filtrazione: terminata l’estrazione si
ottiene una soluzione contenente circa 10 g/l di sostanze
solubili a caldo (non tutto ciò che è stato trascinato
dall’acqua è tannino ma solo una frazione). Si procede al
raffreddamento fino a temperatura ambiente durante il quale
precipitano le sostanze colloidali non solubili, a questo punto
la soluzione verrà separata per filtrazione e mandata alla
concentrazione. In questo caso si procede alla evaporazione
dell’acqua fino all’ottenimento di una soluzione al 20-30% di
sostanze solubili, durante questa fase precipiteranno anche
altre sostanze che sono poco solubili a temperatura ambiente e
che dovranno essere eliminate. |
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Essiccazione: la soluzione concentrata sarà composta
unicamente da sostanze solubili e si provvede ad eliminare
l’acqua ancora contenuta fino alla cristallizzazione.
Se l’acqua viene eliminata in reattori ottengo una lamina che
poi verrà mandata alla macinazione mentre se si utilizzano delle
torri spray si eviterà l’ultima fase di macinazione ottenendo un
prodotto essiccato che è funzione della velocità con la quale si
lascia cadere la soluzione.
Lo schema di una torre spray è rappresentato nella figura a
sinistra |
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CLASSIFICAZIONE CHIMICA
DEI TANNINI VEGETALI |
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La classificazione è stata
fatta in base al comportamento nei riguardi di una reazione
di idrolisi, sono stati distinti quindi due gruppi di tannini
vegetali: gli idrolizzabili e i
catetici. |
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Idrolizzabili: si
tratta di composti che possono essere scissi nei loro
componenti. Sono derivati da un polialcool (che nella maggior
parte dei casi è il glucosio) e di un acido carbossilico
fenolico. Gli acidi più diffusi sono l’acido gallico e l’acido
ellagico. |
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I gruppi carbossilici
dell’acido esterificano con gli OH dell’alcool formando un
legame del tipo: |
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Si tratta comunque di un
legame che può essere idrolizzato da acidi o alcali.
Se tra i prodotti dell’idrolisi c’è l’acido ellagico questo in
un primo tempo si
trova in forma aperta (quella già descritta) ,
in seguito si verifica una esterificazione interna che porta
alla formazione dell’acido ellagico in forma chiusa. |
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Tale composto non è solubile e
nei bagni di concia in fossa si presenta come una fioritura sul
pelo del liquido che viene asportata.
L’idrolisi del tannino provoca una perdita di prodotto conciante
visto che i prodotti di idrolisi non presentano alcuna proprietà
conciante e in molti casi l’idrolisi produce sostanze poco
solubili che possono macchiare la pelle. Dall’idrolisi si creerà
pure del glucosio che contribuisce a rendere il bagno un
substrato ideale per la proliferazione dei funghi (la formazione
di funghi non degrada la pelle ma la macchia irreversibilmente). |
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Catetici:
questi tannini non sono degli esteri quindi non sono
idrolizzabili. Lo scheletro della molecola di questi composti è
quasi sempre riconducibile alla forma rappresentata, oltre a
questa molecola esistono sempre delle funzioni fenoliche
attaccate agli anelli aromatici. |
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Composti di questo genere
possono polimerizzare formando delle catene di peso molecolare
fino a 100.000. Molecole a così elevato peso molecolare sono
insolubili e formano nei bagni di concia dei precipitati detti
flobafeni. Le conseguenze della precipitazione sono sempre delle
macchie sul cuoio.
I polimeri formati non presentano legami esterei quindi non sono
idrolizzabili da alcali o acidi. |
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Entrambe le classi di tannini
formano col ferro delle lacche di colore blu scuro, per gli
idrolizzabili, nere per i catetici. Questa reattività dei
concianti deve mettere in guardia l’operatore dall’effettuare
l’operazione di rasatura che potrebbe macchiare le pelli con dei
puntini scuri corrispondenti ai frammenti di lama che si sono
staccati. Per questo motivo in genere le pelli conciate al
vegetale non si rasano o si rasano con delle lame diverse da
quelle comunemente utilizzate. |
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DETERMINAZIONI DA
SVOLGERE SUL PRODOTTO CONCIANTE |
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Durante l’estrazione del
tannino vengono asportate dal macinato anche sostanze che non
hanno nessun effetto conciante ma che, presentando una discreta
solubilità in acqua, vengono separate ugualmente dall’acqua
calda e non distinte dal tannino nelle successive fasi. Diventa
quindi importante conoscere in queste condizioni la quantità di
tannino contenuta nel prodotto.
Un altro parametro importante è la determinazione delle sostanze
solubili, alcuni composti presenti possono presentare una
discreta solubilità in acqua ma essere difficilmente solubili
nelle condizioni del bagno di concia. La presenza di sostanze di
matrice colloidale nella soluzione rallenta l’assorbimento del
tannino e imbratta le pelli.
Per determinare la quantità di sostanze
solubili si pesano 4,0 g di prodotto commerciale e si
sciolgono in un litro d’acqua, la misura della quantità deve
essere accurata e non discostarsi dal valore indicato di ±0,25
g. Una parte della soluzione preparata viene trasferita in un
bicchiere a collo alto nel quale viene immersa una candela
porosa avente grana e dimensioni standard. |
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Le
dimensioni della candela sono altezza 13 cm e diametro 28 mm, ne
esistono a diversa porosità ma generalmente la prima prova si
effettua con una porosità media di 0,2 m
(ciò significa che tutti i composti di dimensioni superiori a
0,2 m non possono attraversare la
candela). La candela è tappata con tubo di gomma forato nel
quale è inserito un tubicino di vetro che pesca nella soluzione
filtrata e poi scende fino a 75 cm al di sotto del pelo del
liquido.
Trascorsi 30 minuti dopo l’immissione della candela si aspira
dal tubicino fino a far sgorgare il liquido creando in questo
modo una filtrazione sotto leggera depressione (75 cm d’acqua).
Se si raccolgono 250 ml di soluzione in un tempo compreso tra i
10 e i 20 minuti si può procedere con la determinazione
altrimenti si deve ripartire cambiando la candela e
utilizzandone una a porosità diversa.
Ora si prelevano 50 ml della soluzione di prodotto commerciale e
si portano a secco a 105°C in capsula previamente tarata a
quella temperatura, si pesa il residuo secco e tolta la tara si
ottiene un valore denominato P0.
Si esegue la stessa procedura su un campione di 50 ml prelevato
dalla soluzione filtrata che non faccia parte però dei primi 100
ml. Si ottiene in questo modo il peso P1. |
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A questo punto si lascia
filtrare la soluzione e si recupera il filtrato sul quale si
eseguirà la determinazione della quantità di tannino e non
tannino presenti, tale analisi si compie sulla soluzione già
filtrata in considerazione del fatto che le sostanze trattenute
dalla candela porosa non hanno alcun effetto sulla pelle viste
le loro notevoli dimensioni.
Esistono diversi metodi per conoscere i
tannini e i non tannini, il più utilizzato si basa
sull’uso della campanella di Procter. |
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Nella campana si introducono
sei grammi di polvere leggermente cromata (si tratta di uno
standard già preparato) comprimendo debolmente in maniera da non
compromettere, o rendere eccessivamente difficoltoso, il
passaggio del liquido.
La parte superiore della campana è isolata dal tubo mediante del
cotone che non permette così alla pelle di risalire col liquido
lungo il tubo. Si immerge la campana in un recipiente che
contenga la soluzione precedentemente filtrata e si attende fino
a che la polvere di pelle sarà tutta imbevuta per capillarità;
ora si aspira fino a far scendere il filtrato nel recipiente di
raccolta creando in questo modo una leggera depressione che
accelera il passaggio del liquido.
La polvere di pelle è in grado di fissare tutti i tannini
contenuti nel liquido, in ogni caso i primi 30 ml raccolti
vengono scartati e si prelevano accuratamente 50 ml dei
successivi. Perché l’analisi sia ritenuta valida bisogna
raccogliere 100 ml in due ore (massimo 140 minuti) altrimenti si
deve ripetere la filtrazione poiché c’è un errore
nell’immissione della polvere di pelle.
Dei 50 ml prelevati si deve determinare il residuo secco, quindi
in capsula previamente tarata si porta a secco il campione e si
ripesa ottenendo in questo modo il peso (P2). Tale valore
riferito al peso del prodotto commerciale contenuto in un uguale
volume di soluzione rappresenta la % di non tannino. Per
differenza col totale delle sostanze solubili (P1) si ottiene la
% di tannino. |
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Questo metodo è ancora
utilizzato in Inghilterra ma per il tempo impiegato tende ad
essere sostituito dal metodo Chambort-Jamet (conosciuto anche
come metodo a scuotimento). In questo caso 6 grammi di polvere
di pelle standard vengono introdotti in beuta contenente 100 ml
della soluzione filtrata dalla candela, lascio agitare per 30
minuti e trasferisco poi tutto il contenuto in imbuto filtrante
(gooch). Si filtra fino a che il filtrato non risulta limpido e
si prelevano 50 ml del filtrato e si portano a secco a 105°C in
capsula tarata; si procede adesso con calcoli del tutto analoghi
a quelli descritti per il metodo precedente. |
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Le determinazioni viste
vengono effettuate sia sui prodotti che sui bagni di concia in
fossa nei quali è difficile stabilire a priori le concentrazioni
delle diverse specie. Per ottimizzare le condizioni del bagno da
mantenere durante la produzione si fa riferimento ad una
condizione ideale (questa determinata grazie alle analisi viste)
della quale siano noti parametri facilmente determinabili come
pH o densità.
In base a questi dati si lavora in modo da mantenerli invariati
nel tempo allo scopo di ottenere la massima riproducibilità. |
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REAZIONE DEL TANNINO CON
IL COLLAGENE |
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da inserire |
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FORMULAZIONE PRATICA DEL
PROCESSO |
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I processi di concia possono essere suddivisi a seconda del tempo impiegato. Le varianti sono
numerose ma si possono distinguere tre conce fondamentali: lenta
in fossa, rapida in fossa, rapida in botte. |
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Lenta in
fossa: è la più antica delle tre ed è stata eliminata a
causa del lungo periodo di trattamento del prodotto. In
preparazione alla concia le pelli eventualmente macerate ma non
decalcinate vengono o appese in telai o impilate e immerse in
vasche con il materiale grezzo contenente il tannino. Il periodo
di stazionamento in queste condizioni è di un mese durante il
quale il tannino viene estratto dal materiale e ha solamente la
funzione di decalcinare (spiegabile chimicamente visto che il
polifenolo è un acido). I tannini utilizzati in questa fase
devono essere poco astringenti e poco acidi, decalcinando le
pelli senza alzare eccessivamente il pH e preconciandole.
Trascorso un mese le pelli vengono spostate in una seconda vasca
che contiene col materiale contenente il tannino; la
concentrazione in tannino è ora maggiore rispetto alla vasca
precedente ma non è stato preestratto quindi il periodo
necessario è di un mese durante il quale avviene la reale
stabilizzazione del collagene. Il cuoio va ora spostato nella
terza e ultima vasca contenente un tannino molto astringente e
riempiente, il periodo di giacenza è sempre di un mese.
Si tratta di una procedura troppo lunga per la produttività
richiesta dal mercato di oggi, è stata scartata esclusivamente
per motivi economici e organizzativi poiché i cuoi ottenuti
erano di ottima qualità vista la notevolissima quantità di
tannino che avevano assorbito, l’assorbimento del tannino è tale
da conferire già a fine concia una discreta pienezza delle
fibre. |
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Rapida in fossa:
una svolta alla tecnologia della concia in fossa è venuta dalla
commercializzazione dei tannini già estratti, non si aggiungeva
più truciolato di legno nella fossa, ma un prodotto in polvere ad
elevato titolo in tannino. Si lavora generalmente con sette
vasche a concentrazioni differenti; possono essere le pelli a
spostarsi di vasca in vasca o può essere il bagno a venire
aspirato e immesso in una nuova vasca.
Il percorso delle pelli prevede uno stazionamento di una
settimana in tutti i bagni e alla fine un trattamento in bottale,
della durata di 48 ore. Il bagno utilizzato nel bottale ha una
densità di 10°Be ed è costituito da tannini molto astringenti,
questo perché agisce per ultimo su pelli praticamente già
conciate. Allo scarico dal bottale la concentrazione sarà di
circa 8°Be e questo bagno verrà utilizzato per l’ultima vasca di
trattamento, il bagno inizia così il suo percorso a ritroso
esaurendosi gradualmente e incontrando pelli che hanno assorbito
quantità decrescenti di tannino; il calo di densità è di circa
1°Be per ogni vasca ma va controllato ad ogni passaggio e ad
eventuali divergenze si sopperisce diluendo o somministrando
ancora tannino. Anche la variazione del pH è molto simile a
quella della concentrazione, il bagno in botte ha un pH di 3-3,5
che aumenta gradualmente fino al 5,5 della prima vasca. |
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Rapida
in botte: le pelli vengono preparate già decalcinate ed
eventualmente leggermente macerate, la concia si effettua in
bottale privo di bagno, contenente però 30-40% di tannino
suddiviso in tannino poco astringente, medio astringente e
astringente. Sono sufficienti in questo caso 48 ore, la
penetrazione è molto favorita dalla rotazione ma risultati
ancora migliori si ottengono riscaldando leggermente il bottale
intorno ai 40°C. |
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CARATTERISTICHE E
IMPIEGHI |
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Le pelli conciante al vegetale
sono destinate oggi esclusivamente alla produzione di cuoio fa suola; una
volta erano in uso anche articoli tecnici come cinghie per
pulegge. Manifestano un’ottima resistenza all’acqua e allo
sfregamento nonché una elevata compattezza di fibra dovuta sia
al tipo di grezzo conciato (generalmente gropponi di animali
vecchi) che all’effetto riempiente del tannino accentuato dalla
cilindratura che compatta meccanicamente le fibre esercitando
una elevata pressione. |
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