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PIKEL |
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preparare la pelle alla concia minerale
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bloccare completamente il processo di macerazione.
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Inizialmente si rendere il collagene non
reattivo nei confronti del conciante usando una quantità di
acido sufficiente a portare il pH sotto il P.I..; in queste
condizioni i gruppi carbossilici non sono carichi, quindi non
c’è possibilità di interazione con i cationi del conciante. |
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I gruppi carbossilici non sono carichi a pH
inferiori a 3, valore che risulta anche sufficiente a bloccare
l’attività enzimatica. A questo valore di pH si manifesta un
gonfiamento osmotico molto rilevante, il metodo più sicuro per
evitarlo è quello di operare in ambiente ad elevata
concentrazione salina e quindi elevata pressione osmotica (non
gonfia per l’effetto Donnan).
L’acido più utilizzato in questo processo è l’acido solforico,
ma possono anche essere utilizzate miscele di acidi come acido
formico e solforico.
Il sale più utilizzato è sicuramente il cloruro di sodio perché
è il meno costoso ed inoltre non presenta alcuna reattività col
conciante ma potrebbero essere utilizzati tutti i sali neutri.
Il sale va aggiunto prima dell’acido in modo da prevenire il
gonfiamento e deve essere sufficiente a creare una densità di
circa 6-7° Be. La quantità necessaria a raggiungere il valore di
densità stabilito va calcolata in base al peso del bagno,
tenendo conto anche dell’acqua contenuta nelle pelli. Per
aumentare la densità del bagno di 1° Be si deve aggiungere 1% NaCl
sempre rispetto al bagno.
Le pelli macerate contengono circa il 70% di acqua, l’ultimo
peso utile risale però alla pelle in trippa che contiene il 75%
di H2O.
1000 Kg di pelle in trippa = 750 Kg H2O
+ 250 Kg collagene
peso pelle macerata 250 Kg collagene + X Kg H2O
= 833 Kg peso totale pelle
infatti 250:30%=X:70% X=583 Kg H2O
in un pikel con 50% H2O
avremo quindi 500+583=1083 Kg H2O
totale
e 7-8% NaCl sull’H2O
totale corrisponde a 75,8-86,6 Kg NaCl
Se il pikel viene eseguito a secco si deve aggiungere sale solo per
il 7-8% dell’acqua contenuta nella pelle, quindi solo poco più
del 4% sul peso trippa.
Diversamente (sempre su 1000 Kg di pelle in trippa) se si esegue un pikel con il 100% di bagno
si dovrà aggiungere il 7% di 583+1000 Kg
di acqua quindi ben l’11% sul peso trippa.
Lavorare in pikel con un bagno troppo lungo significa sprecare
molta acqua e molto sale; aggiungere solo il sale senza
addizionare acqua sgonfia le pelli nel giro di 30-60’ creando
spontaneamente del bagno.
La procedura più utilizzata risulta un compromesso, cioè 50% di
bagno.
A valori di densità di bagno inferiori a 6° Be si ottiene un gonfiamento acido delle pelli, questo renderà il prodotto finito
spugnoso e poco compatto compromettendo in questo modo le sue
caratteristiche meccaniche, in particolare la resistenza allo
strappo. Al contrario aumentando troppo la quantità di sale
aggiunto (fino a raggiungere o superare i 10° Be) le pelli
vengono disidratate e risultano eccessivamente piatte.
L’intervallo ideale è quindi 7-8° Be.
La quantità di acido aggiunta è quella necessaria a portare il
pH ad un valore inferiore a 3; con acido solforico è sufficiente
un 1-1,5% sul peso trippa, quantità maggiori non provocano
evidenti variazioni del pH visto che l’andamento è regolato da
una funzione logaritmica. Il pH ideale di inizio concia è circa
2,5-3, per questo non si aggiunge mai più del 2% di acido.
L’acido deve garantire in tutta la sezione della pelle un pH
minore di 4,5, questa condizione viene realizzata con quantità
maggiori di acido. Il pH di 4,5 dipende dal Kps
dell’idrato di cromo.
Kps = [Cr3+]
[OH-]3
pH=4,5
Il sale e l’acido hanno delle velocità di penetrazione diverse,
si muovono indipendentemente e il loro passaggio nella sezione è
esclusivamente funzione del tempo.
Vengono così distinti due tipi di pikel:
1. di equilibrio, in cui tutte le
sezioni hanno il medesimo pH;
2. di non equilibrio, dove esiste
una differenza tra sezioni centrali e sezioni superficiali;
I due differiscono per la durata, per il secondo basta qualche
ora, mentre per il primo è necessaria tutta la notte, e per la
distribuzione del cromo nella sezione. |
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PIKEL DI EQUILIBRIO |
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Essendo il pH delle varie sezioni uniforme,
la distribuzione del Cr presente nel bagno di concia sarà uguale
in tutto lo strato, quando inizia la basifica il cromo degli
strati superficiali inizia a fissarsi e così ne viene richiamato
altro. Quando anche il pH degli strati più interni inizia ad
aumentare il passaggio di altro Cr è ostacolato dal Cr già
fissato in superficie. A fine concia la distribuzione negli
strati sarà: |
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PIKEL DI NON EQUILIBRIO |
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Il pH delle sezioni più interne è
sufficientemente alto per fissare il Cr già prima della
basifica, per questo dal bagno ne viene richiamato altro verso
la sezione interna finchè esiste la possibilità di passaggio. La
distribuzione negli strati vedrà una maggiore % di Cr
nell’interno della pelle.
Dopo la basifica si otterrà una distribuzione del Cr del tipo: |
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Nei cuoi per tomaia è più conveniente il
pikel di non equilibrio visto che il cromo in superficie fa
diminuire la resistenza allo scoppio.
Il pikel più diffuso è quello di equilibrio, in questi casi per
il cuoio destinato a tomaia si lava dopo concia con 0,1-0,2% di
acido formico per 10’ in modo da eliminare del Cr dal lato
fiore.
Per realizzare rapidamente un pikel di equilibrio si aggiunge
prima dell’acido solforico una piccola quantità di acido
formico; quest’ultimo penetra molto velocemente nella sezione e
la prepara all’aggiunta dell’acido solforico. Attendendo così
2-3 h sarà raggiunta la condizione di equilibrio. |
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ACCORGIMENTI |
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L’acido solforico va sempre utilizzato
diluendo quello concentrato almeno 1:10 prima dell’aggiunta;
dopo la diluizione la soluzione deve necessariamente essere
raffreddata perché il contatto diretto con la pelle rischia di
gelatinizzare il collagene. Eventuali scottature da acido
solforico sono visibili nel conciato come macchie scure dal
fiore molto fragile; non bisogna dimenticare inoltre che
l’ambiente è fortemente acido e il grado di idrolisi è
direttamente proporzionale alla temperatura, perciò nel pikel
non vanno mai superati i 20°C. |
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PIKLAGGIO SENZA SALE |
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Si tratta di un processo utilizzato negli
anni ‘50 e riscoperto oggi per cercare di eliminare i cloruri
che sono uno dei parametri di valutazione delle acque di
scarico. Si impiegano acidi non gonfianti e più specificatamente
acidi solfonici aromatici; tra questi vi è l’acido
naftalensolfonico. Non viene utilizzato come sale sodico ma come acido
cristallizzato; si presenta come scaglie di colore grigio e
manifesta anche un’azione conciante perciò viene classificato
tra i tannini sintetici. |
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Di fatto si tratta di una struttura dipolare:
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Si instaura così un legame dipolo, tra la
parte aromatica e il legame polipeptidico della catena proteica,
e uno ionico, tra gli il gruppo solfonico e un gruppo protonato
della catena vicina: |
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Legandosi in questo modo l’acido va a
limitare il gonfiamento. Viene infatti bloccata l’azione
osmotica del gruppo amminico protonato e aumenta la
reticolazione tra le catene polipeptidiche limitando così lo
spazio per l’assorbimento di acqua.
Dopo l’aggiunta dell’acido
naftalensolfonico si procede, come
di norma, con l’aggiunta dell’acido solforico.
Nonostante si tratti di un sottoprodotto dell’industria chimica
il suo impiego fa aumentare i costi del processo di pikel anche
se poi in concia c’è un leggero risparmio di Cr. Per quanto
riguarda poi l’aspetto ecologico non si ha un grande vantaggio
dato che i cloruri sono stati sostituiti da un composto
aromatico. |
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