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MACERAZIONE |
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migliorare l’apertura delle fibre non completata in fase di
calcinaio.
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Per fare questo si devono
eliminare le proteine elastiche che tengono unite le fibre.
I prodotti maceranti sono preparati contenenti enzimi proteolitici
ad azione specifica sulle fibre elastiche.
Gli enzimi sono generalmente di derivazione pancreatica: pepsina e tripsina. Entrambe idrolizzano le fibre elastiche
permettendo la loro solubilizzazione.
In alternativa gli enzimi possono
provenire da culture batteriche o da funghi.
Commercialmente i diversi prodotti vengono classificati a
seconda della quantità di enzima presente; o meglio dalla
attività enzimatica espressa per grammo (o per chilo) di
prodotto commerciale.
La macerazione si effettua nel bagno di decalcinazione, se
questo ha un pH corrispondente a quello ottimale per l’azione di
pepsina e tripsina, altrimenti si deve provvedere prima
dell’aggiunta del prodotto a portare il bagno a valori di
temperatura e pH tali da ottenere la massima attività
enzimatica.
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Per determinare l’attività enzimatica di un macerante esistono
diversi metodi, i più utilizzati sono comunque il Fuld-Groß e
Löhlein-Volhand in Europa, e il Northoop in America. Tutti si
basano sulla quantità di supporto che il macerante riesce a
idrolizzare in un’unità di tempo. |
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Löhlein-Volhand |
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Questa determinazione usa come
proteina da idrolizzare la caseina di una soluzione al 5% che
dovrà avere un pH di 8,2.
Si pesa la caseina e la si impasta con acqua in modo da
schiacciare i grumi, si ottiene così una sospensione che verrà
diluita fino ai 3/4 del volume finale, a questo punto si aggiunge NaOH 0,1N fino a un pH stabile di 8,2 controllato con
un pHmetro,
fatto questo si completa la diluizione con acqua.
Si preparano alcune soluzioni di macerante a concentrazione
diversa ma tutte a pH 8,2.
A questo punto in un becker, o in una beuta, si pongono 20 ml della
soluzione di caseina e 10 ml della soluzione di macerante, si
creano poi per ogni soluzione di macerante preparata dei sistemi
simili. Dopo aver preparato anche un bianco, con 10 ml di acqua,
tutte le soluzioni macerante-caseina vengono messe in stufa a
37°C per un’ora; al termine del periodo stabilito il macerante
avrà idrolizzato la caseina (tutta o in parte) rendendola
solubile.
A questo punto si aggiungono 10 ml di HCl 0,1N e 10 ml di Na2SO4 al
10%, l’acido porta il pH sotto a 4 bloccando definitivamente
l’attività degli enzimi mentre la soluzione salina elimina le
proprietà colloidali facilitando così la coagulazione e la
conseguente precipitazione della caseina.
Si lascia a riposo per 10-15’ in modo che la precipitazione sia
completa; fatto ciò si filtra e si titolano 10 ml del filtrato
con NaOH 0,1N al viraggio con alfa- naftolftaleina. Il
viraggio va dal limpido al rosso al blu, il valore da rilevare è
rappresentato dalla comparsa del blu. La buretta deve segnalare fino al centesimo
di ml altrimenti le concentrazioni dell’acido e della soda vanno
cambiate. |
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W=peso enzima
g/10 ml
X=caseina digerita nelle condizioni di prova |
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1.725 mg di caseina = 1uLV
1 uLV : 1.725 = x uLV : X
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I valori ottenuti con questo
metodo non sono sempre corretti e riproducibili, e infatti
esiste un solo intervallo di valori del rapporto caseina/enzima
per il quale la determinazione LV è riproducibile.
Il grafico ottenuto modificando il rapporto caseina/enzima è: |
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Il tratto compreso tra le due linee tratteggiate
rappresenta i valori del rapporto caseina/enzima per i
quali l'analisi dà risultati riproducibili. |
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Se dalla titolazione ottengo
un ml compreso tra 0,5 e 1,5 il valore di uLV ottenuto è
riproducibile, in caso contrario i valori ottenuti non sono
corretti.
Errori % maggiori di 10 rispetto al valore dichiarato non sono
accettati, si rendono quindi necessarie ulteriori prove al fine
di conoscere la vera concentrazione del prodotto. |
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uLV |
mg* |
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<1000 |
200-300 |
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1000-5000 |
20-50 |
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5000-50000 |
2-5 |
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>50000 |
0.1-0.5 |
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* si tratta di
mg di prodotto nel volume da titolare |
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I maceranti meno concentrati
presenti in commercio hanno attività compresa tra 300 e 500 uLV;
prodotti tradizionali come l’Oropon O hanno attività di 800 uLV.
L’attività media dei prodotti in commercio è salita nel corso
degli ultimi anni, molto diffuso è oggi l’Oropon R (circa 1000
uLV) ma anche maceranti ad attività molto maggiori (fino a 50000
uLV e oltre).
Tutti i prodotti maceranti si ottengono dalla diluizione di
pepsina e tripsina, un tempo questi enzimi venivano estratti dal
pancreas e cristallizzati ottenendo così una polvere, con
attività di circa 1,5 106 uLV, che veniva poi diluita.
La composizione tipica di un macerante con attività minore a
1000 uLV è:
55-60% segatura
35-40% (NH4)2SO4
5% pancreas triturato
Un prodotto così composto garantisce grande sicurezza di
utilizzo; viene aggiunto in quantità comprese tra 0,5 e 1% e
possiede grazie allo ione ammonio un sistema tamponato intorno a
pH 8. La segatura permetteva una diluizione molto economica e un
effetto detergente sulla pelle, peraltro la scelta del tipo di
segatura non è casuale, questa non deve essere resinosa
altrimenti imbratterebbe le pelli e non deve essere appuntita
per evitare abrasioni sul fiore.
Uno svantaggio dei maceranti tradizionali è lo stoccaggio, la
loro bassa attività ne preclude scorte molto abbondanti; non
dovrebbero essere conservati in luoghi umidi in modo da non
compromettere l’efficienza dell’enzima.
Attualmente la diluizione con segatura non è più economicamente
vantaggiosa, il suo prezzo ha superato quello dell’enzima, per
questo il mercato si è orientato verso prodotti più concentrati
che permettono maggiori comodità di utilizzo, l’attività di
questi varia da 5000 a 10000 uLV per quelli in sacco.
Per attività superiori si usano delle fiale dove ognuna contiene
una quantità di enzima sufficiente a trattare una ben definita
quantità di pelli (es. 100 Kg). L’uso di queste confezioni
presenta inoltre degli evidenti vantaggi nello stoccaggio e nel
trasporto. |
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Northoop |
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Questo metodo di
determinazione dell’attività enzimatica viene utilizzato in
America e come risultato fornisce informazioni anche sulla
quantità di caseina digerita nel tempo.
Si prepara un litro di soluzione di caseina allo 0,1% (1g di
caseina in 1Kg d’acqua) tamponato a pH 8,2; a questo punto la
soluzione va immersa in bagno termostatato di acqua a 38°C.
Una volta raggiunta la temperatura si prelevano da questa
soluzione 100 ml e si trasferiscono in un becker; con HCl
abbasso quindi il pH fino a 4,2; questo becker contiene il
bianco ovvero la massima caseina precipitabile.
Nel matraccio contenente la soluzione di caseina si aggiungono
ora 100 ml d soluzione di enzima, si agita e si rimette in bagno
termostatato. Quest’istante rappresenta t0.
D’ora in avanti ad intervalli regolari si prelevano 100 ml di
soluzione, si trasferiscono in becker e si portano a pH 4,2;
quando ho raggiunto il valore di pH stabilito si segna il tempo
trascorso da t0. Questo fattore sarà messo in relazione alla
quantità di caseina relativa che precipita.
Al termine dei 10 prelievi avrò 10 becker con quantità
decrescenti di caseina precipitata, per ognuno di questi avrò
annotato i tempi (t0, t1,
t2, ...).
Il contenuto di tutti i becker dovrà essere filtrato su filtro
già pesato, il precipitato viene lavato con HCl 10-3
M e il filtro viene portato in stufa a 110°C. Fatto ciò si
ripesa il filtro e togliendo il peso del filtro ottengo il peso
della caseina non digerita. Questa serie di pesi contrassegnata
con P0, P1,
... devono essere corretti visto che dopo l’aggiunta dell’enzima
è stata effettuata una diluizione del 10% dunque: |
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La pendenza della curva è molto elevata nel tratto iniziale
quando nella soluzione è presente una grande quantità di
caseina, poi cala progressivamente fino ad assestarsi.
L’attività si ottiene dalla formula: |
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T= tempo per
agire sul 60% della caseina
P= peso dell’enzima nei 100 ml aggiunti |
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Si tratta indubbiamente di un procedimento
analitico molto più complesso ma permette di conoscere anche la
velocità d’azione dell’enzima.
Da notare che tra queste unità di misura dell’attività
enzimatica non esiste alcuna relazione.
L’attività enzimatica è in funzione della temperatura e del pH,
nella macerazione, però non si possono superare i 40°C altrimenti
si ha il deterioramento della pelle in trippa; il pH ottimale
invece varia a seconda del tipo di enzimi. |
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Come si nota dal grafico per
gli enzimi pancreatici il pH che garantisce la massima attività
è 8,5; questi enzimi vengono utilizzati anche durante il
calcinaio, ciò è possibile vista la loro bassa attività al pH di
lavorazione che impedirà una eccessiva frammentazione delle
fibre non desiderata in quel momento.
Quantità d’enzima e tempo d’azione sono direttamente
proporzionali al rilassamento che si desidera ottenere.
La temperatura va mantenuta nell’intervallo tra i 33 e i 37°C in
modo da garantire l’azione enzimatica più veloce ma evitano di
compromettere la struttura della pelle.
Non esistono metodi chimico-fisici per stabilire quando la pelle
è macerata ma solo manuali. Una delle prove consiste nel vedere
se rimane l’impronta lasciata sulla pelle da una pressione
esercitata con un dito; un’altra si esegue formando con la pelle
un sacchetto, se stringendo il sacchetto l’aria defluisce verso
l’esterno attraverso la pelle questa si considera macerata. |
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FINE MACERAZIONE |
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Quando mediante una delle due
prove manuali si giudica sufficiente il grado di macerazione si
effettua un lavaggio con acqua corrente; questo lavaggio ha lo
scopo di bloccare l’attività enzimatica, abbassando il pH del
bagno e portando la temperatura fino a 18-20°C.
Fatto questo si scarica e si cerca di sgocciolare il più
possibile. |
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