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INGRASSO |
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SCOPO |
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conferire adeguata morbidezza al prodotto finito;
• conferire cedevolezza ai
cuoi per guanteria;
• conservare i cuoi da suola
dalla ossidazione che comporterebbe un eccessivo scurimento;
• regolare lo scambio
d’acqua del cuoio (caratteristica determinante per i cuoi
conciati al cromo per i quali si deve intervenire per
migliorarne la bagnabilità);
• migliorare l’effetto
scrivente su velours e nubuk;
• conferire l’effetto
pool-up;
• migliorare le
caratteristiche del cuoio come la resistenza allo strappo; |
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MECCANISMO |
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La fissazione dell’ingrasso
può essere attribuita al deposito fisico dell’ingrassante sulle
fibre e all’interazione chimica tra ingrassante e il cuoio.
Questi due fenomeni avvengono simultaneamente, l’entità dell’uno
e dell’altro dipende strettamente dal tipo ingrassante e dalle
condizioni di utilizzo.
Alcuni degli scopi sopra citati non hanno carattere generale, ma
si riferiscono solo a determinati articoli e possono essere
raggiunti solo grazie all’utilizzo di particolari tipi di
ingrassanti, esistono infatti prodotti specifici da utilizzare
per migliorare ad esempio l’effetto scrivente o lo scambio
d’acqua.
Per quanto riguarda l’ingrassaggio dei cuoi da suola è
importante che il prodotto formi una guaina continua in modo da
isolare la superficie del cuoio dal contatto con l’aria.
L’effetto comune a tutti gli ingrassi è quello di ammorbidire il
cuoio e contemporaneamente di aumentare la resistenza allo
strappo, peggiorando al contempo quella a trazione. Entrambe gli
effetti sulle proprietà meccaniche sono da attribuire alla
possibilità, delle fibre dopo l’ingrasso di scivolare le une
sulle altre assumendo sotto sollecitazione una disposizione più
adeguata a contrastare la forza impressa. |
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CLASSIFICAZIONE
DELLE SOSTANZE INGRASSANTI |
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Gli ingrassi vengono suddivisi
a seconda che siano di derivazione naturale o sintetica.
Tra i grassi naturali è possibile operare una ulteriore
divisione in grassi estratti da vegetali e grassi ottenuti da
animali. Gli oli sintetici invece hanno numerose sottoclassi a
seconda della loro costituzione chimica.
Un altro gruppo di rilevante importanza comprende gli
oli
naturali modificati, cioè oli di derivazione naturale sottoposti
a particolari reazioni che li rendono a questo punto parte dei
sintetici. |
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GRASSI NATURALI |
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I grassi sono sostanze che
derivano dalla esterificazione della glicerina con un acido
grasso. |
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La formula generale è:
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dove gli R rappresentano una catena di atomi
di carbonio satura o insatura che, per la definizione di acido
grasso, può variare tra 11 e 19 (assumendo tutti i numeri
dispari).
Gli acidi grassi più diffusi in natura sono: |
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Gli acidi grassi saturi sono
solidi a temperatura ambiente, gli acidi grassi insaturi sono
invece liquidi a temperatura ambiente e il loro punto di fusione
diminuisce all’aumentare del numero di doppi legami. Questa
caratteristica degli acidi grassi si manifesta anche negli
esteri per i quali se le catene idrocarburiche componenti il
trigliceride sono prevalentemente sature avremo certamente un
solido. Esteri a maggior numero di doppi legami (a parità di
lunghezza delle catene) hanno punti di fusione progressivamente
decrescenti.
Risulta quindi comprensibile come la tristearina sia un solido
mentre la trioleina sia un liquido, per casi intermedi si deve
considerare il rapporto dei doppi legami.
I grassi sono in grado di legarsi al collagene mediante dei
ponti a idrogeno tra il gruppo carbossilico esterificato
dell’estere e il gruppo peptidico. |
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Nell’eventualità che siano
presenti anche dei doppi legami è possibile che avvenga una
reazione di fissazione con meccanismo del tutto simile a quello
già analizzato per la concia all’olio.
L’entità delle due interazioni dipende dalla struttura del
grasso, ma in generale si può affermare che se il grasso si
fissa con soli legami idrogeno è estraibile con solvente, mentre
se è sensibile anche la formazione di legami covalenti come
nella concia all’olio il grasso risulta essere estraibile con
solventi.
I prodotti naturali di derivazione animale più utilizzati sono:
olio di piede di bue (raffinato a -10°C, è un trigliceride dove
l’acido predominante è l’oleico ma sono presenti in misura
minore anche palmitico e lo stearico), sego animale (o lardo,
sono trigliceridi di acido palmitico e stearico che sono solidi
a temperatura ambiente), olio di foca, olio di balena, olio di
capodoglio (o spermaceti), olio di merluzzo, olio di pesce.
Tutti gli oli di pesce contengono un discreto numero di
insaturazioni, l’olio di spermaceti contiene inoltre una
quantità apprezzabile di cere (estere di alcool grasso e di un
acido grasso).
Tra gli oli di derivazione vegetale si ricordano: olio di cocco,
lecitina di soia, olio di jojoba. Tutti hanno impieghi specifici
ma in generale si utilizza una miscela composta da oli di semi
vari alla quale viene aggiunto il prodotto che si desidera
utilizzare.
In passato rivestivano una certa importanza anche il giallo
d’uovo (caratterizzato dalla presenza di fosfolipidi) e la
lanolina (contenente alcoli grassi e modesta quantità di cere). |
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OLI SINTETICI |
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Sono oli minerali, intendendo
con questo termine un insieme molto vasto composto da grassi
ricostituiti, esterificati, paraffine modificate, derivati
siliconici e alchilfosfati.
Le paraffine provengono dall’industria petrolchimica (sono
prevalentemente idrocarburi alifatici con viscosità compresa tra
2 e 5° Engler) oppure possono essere prodotti residui (noti
anche come code di distillazione) della preparazione del
dodecilbenzene, in questo caso vengono chiamati alchilati.
Gli idrocarburi semplici presentano scarso effetto ingrassante e
quindi non vengono utilizzati nella preparazione di un prodotto
specifico, rappresentano prevalentemente dei prodotti secondari
contenuti nella maggioranza delle formulazioni ingrassanti.
Hanno scarsa affinità col cuoio e per questo non riescono ad
instaurare delle interazioni tali da permetterne una fissazione
permanente, sono infatti estraibili con solventi.
Gli oli sintetici sono tutti ottimi solventi di grassi solidi e
acidi grassi anche a temperatura ambiente, le miscele ottenute
sono degli eutettici a basso punto di fusione che non
permettono, nei casi di repus di grasso, che si noti la patina
biancastra dovuta alla cristallizzazione dei grassi in
superficie. |
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Derivati clorurati o
clorosolfoclorurati |
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Sia gli uni che gli altri sono
composti in grado di fissarsi al collagene mediante legami
covalenti del tutto uguali a quelli visti nella concia ai
solfocloruri.
Si tratta comunque di prodotti utilizzati nei casi in cui è
richiesta bassa estraibilità. Gli articoli più tipici che devono
essere ingrassati con prodotti clorurati sono quelli destinati
alla verniciatura. La vernice viene applicata sempre in solvente
e, se il grasso utilizzato è estraibile con solventi, durante
l’essiccamento si potrebbe assistere a fenomeni di iridescenza.
I difetti tipici dei prodotti clorurati e clorosolfoclorurati
sono la limitata capacità di ingrassare e l’ottenimento di una
mano particolarmente secca.
Anche l’influenza sulla resistenza allo strappo non subisce
sensibili aumenti usando questi prodotti, esiste comunque una
frazione costituita da olio minerale semplice, utilizzato come
solvente, e che contribuisce quindi a diminuire il fenomeno del
repus. |
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Siliconi |
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Si tratta di polimeri a
struttura uguale a quella dei polieteri, con la differenza che
invece degli atomi di carbonio la catena è una sequenza di atomi
di silicio. Vengono denominati polisilossani o più semplicemente
siliconi e la loro formula generale è |
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dove n può variare da qualche
unità a qualche centinaio.
Con dei P.M. limitati si ottengono dei prodotti plastificanti,
nel caso invece dell’uso come ingrassanti il P.M. deve essere di
qualche migliaio in modo da aumentare la viscosità, se il P.M.
raggiunge valori troppo elevati si ottengono le resine
siliconiche.
Una delle caratteristiche più importanti dell’olio è l’elevato
range di temperature per le quali le caratteristiche possono
essere ritenute costanti: indicativamente questo
intervallo è compreso tra -20°C e +100°C.
Per essere utilizzati come ingrassanti il gruppo R non deve
essere un semplice metile o comunque un radicale alchilico di
modeste dimensioni, lateralmente alla catena possono essere
inseriti invece dei radicali contenenti dei gruppi amminici o
dei gruppi carbossilici permettendo così la fissazione al cuoio
che può venire ben gestita intervenendo sul pH. Altro metodo per
fissare il prodotto al collagene è il trattamento con aldeide,
riproducendo in questo modo il meccanismo di concia all’aldeide,
o la riconcia con cromo o alluminio permettendo la fissazione.
Il meccanismo di fissazione, che come si è visto viene scelto a
seconda del tipo di gruppi laterali presenti, è fondamentale per
permettere la non estraibilità con solventi, i siliconi semplici
non hanno possibilità di legarsi stabilmente al collagene e
tendono a migrare coi solventi.
I siliconi vengono impiegati prevalentemente nella produzione di
cuoi impermeabilizzati. Si tratta di una impermeabilizzazione
totale della sezione e non di un effetto superficiale che
scomparendo lascia scoperte le sezioni sottostanti idrofile;
l’effetto ottenuto è perciò molto apprezzato ma dato l’alto
costo del prodotto ingrassante si utilizza solo in particolari
casi. |
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Polieteri |
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Hanno una struttura tipo –[–CH2–O–]n–
in cui il P.M. varia da 400 a 600.
Non costituiscono dei prodotti ingrassanti ma piuttosto degli
ausiliari di ingrasso, si tratta infatti di resine igroscopiche
che sono in grado di mantenere nel cuoio una certa umidità anche
dopo l’asciugaggio. L’aumento del quantitativo d’acqua, a parità
di prodotto ingrassante utilizzato, migliora la morbidezza.
Questi composti sono stati introdotti in sostituzione ad altre
sostanze igroscopiche oggi abbandonate come il glucosio
(prodotto troppo caro e che rappresenta un substrato ideale per
lo sviluppo di muffe) e il dipropilenglicole (abbandonato per
l’introduzione di normative che limitano il contenuto di DPG nel
cuoio). |
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Derivati fluorurati |
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Sono idrocarburi nei quali
agli atomi di idrogeno sono stati completamente o parzialmente
sostituiti atomi di fluoro; se la sostituzione è stata totale i
composti ottenuti vengono più precisamente indicati col nome di
perfluorurati.
I fluorurati non sono degli ingrassanti ma degli
impermeabilizzanti (lo Scotchgard ad esempio fa parte di questa
classe).
L’applicazione può essere fatta sia in botte, ma più
convenientemente a spruzzo (in soluzione di solvente) in modo da
limitare la quantità di prodotto consumata visto l’elevato
costo. |
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Oli naturali modificati |
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Questa classe comprende gli oli più diffusi
dato che non permettono di svolgere nessun
compito particolare, ma possono essere adatti alla maggior
parte delle lavorazioni.
Possono essere suddivisi a seconda della reazione alla quale
sono stati sottoposti in due classi, ovvero solfatati e
solfitati. |
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Solfitati:
derivano dalla reazione dell’olio grezzo con bisolfito di sodio,
per questo motivo vengono definiti solfitati nella classificazione
commerciale, ma chimicamente il prodotto ottenuto è un solfonato.
La reazione è una addizione di bisolfito ai doppi legami
presenti: |
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Solfonati: sono oli ottenuti dalla reazione dell’olio
grezzo con acido solforico. Anche per questa classe esiste una
discordanza tra la nomenclatura commerciale e quella chimica,
l’addizione di acido solforico ai doppi legami presenti porta
alla formazione di un composto chimicamente definito solfatato.
La reazione sprigiona una elevata quantità di calore per cui
potrebbe essere necessario intervenire per non provocare una
combustione dell’olio. |
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I solfitati sono più
resistenti a pH molto bassi, non contenendo legami del tipo
–C–O–S– che possono essere idrolizzati in condizioni di
particolare acidità. Questa caratteristica è fondamentale perché
il mantenimento della parte idrofila della molecola permette di
mantenere l’emulsione stabile e quindi si ha la possibilità di
ingrassare più a fondo; la scomparsa della parte emulsionante
provoca l’immediata precipitazione del grasso sulla fibra.
Note le diversità tra gli oli solfitati e quelli solfonati è
possibile decidere che tipo di prodotti utilizzare nella
lavorazione; generalizzando si può dire che i solfitati sono più
adatti nell’ingrasso di cuoi destinati ad arredamento o
abbigliamento perché sono in grado di penetrare in sezione
ingrassando tutta la fibra, mentre nella produzione di calzatura
si possono usare anche oli solfonati, che svolgono un’azione più
superficiale ma comunque sufficiente per questo articolo.
L’effetto delle due emulsioni (solfonate e solfitate) può essere
ottenuto sia utilizzato un olio già trattato, che due componenti
separati cioè l’olio puro e il tensioattivo. Questa seconda
soluzione è più impegnativa dal punto di vista applicativo ma
garantisce una maggiore costanza. |
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FORMULAZIONE
PRATICA DELLA LAVORAZIONE |
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Le caratteristiche del
prodotto scelto sono certamente molto importanti ma è
altrettanto importante la preparazione del cuoio alla
lavorazione. Si tratta di stabilire la carica del cuoi in
funzione del tipo di ingrasso utilizzato.
Se, ad esempio, si decide di utilizzare un ingrassante a
carattere anionico, per permettere la sua fissazione sarà
necessario lavorare al di sotto del P.I. in maniera da conferire
al cuoio un carattere marcatamente positivo e renderlo in
condizioni di fissare la massima quantità di prodotto anionico. |
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pH <P.I..
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pH << P.I.
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Se il pH del bagno è uguale a P.I. si ha la semplice penetrazione del prodotto senza avere la
fissazione. Anche lavorando a pH superiori al P.I. non si
ottiene fissazione ma, al limite, neanche l’assorbimento, visto
che le due specie hanno la stessa carica e sono soggette quindi
ad una forza di repulsione elettrostatica.
La gestione del pH non rappresenta l’unico indice di buona
riuscita del processo, anche se si addiziona il prodotto al di
sotto del P.I. il cuoio è in grado di fissare al massimo una
certa quantità di ingrasso, se si supera questo valore si assisterà ad
una disposizione delle molecole di grasso come in figura, dove
si può ben notare come la superficie sia anionica e l’effetto
impermeabilizzante, tipico di tutti gli ingrassi, sia così
nullo. |
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Oltre al pH è bene controllare
anche la temperatura e il rapporto bagno al fine di migliorare
il risultato dell’ingrasso.
Ad un aumento di temperatura corrisponde un aumento
dell’affinità tra fibre e ingrasso, con la conseguente
deposizione sulle sole aree superficiali, viceversa alle basse
temperature sarà favorita la penetrazione del prodotto e la sua
dispersione in tutta la sezione.
Lavorando con bagni molto lunghi si aumenta la resa superficiale
mentre i processi a bagno corto sono da preferire nei casi in
cui si voglia accentuare l’aumento nello spessore piuttosto
dell’azione sulla superficie.
Note queste relazioni si deve anche considerare come, in molte
ricettazioni, sia previsto di tingere e ingrassare nello stesso
bagno.
L’esaurimento dell’ingrasso deve comunque essere buono poiché
gli oli comportano un notevole aumento del COD e quindi del
costo di depurazione. |
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