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Il
Prof.
Mauro Berto,
per molti
anni
insegnante
di
tecnologia
conciaria
presso il
nostro
istituto, ci
ha lasciato
l'undici
giugno del
2004. E'
stato per
tutti noi un
grande
amico, ma
anche un
autentico
maestro che
con il suo
esempio ci
ha insegnato
l'amore per
la scienza,
la dedizione
continua e
disinteressata
al lavoro,
allo studio;
l'ostinata
determinazione
nella
ricerca
della
chiarezza e
della
semplicità.
E' stato un
uomo parco
di parole,
di grande
sensibilità
che non ha
mai voluto
ostentare,
non ha mai
rincorso il
potere ne
l'affermazione
personale.
Oltre tutto
ciò di Lui
ci restano
il ricordo
della sua
tenacia,
della sua
caparbietà,
della sua
grande forza
nell'affrontare
ogni cosa. |
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Tra le varie
iniziative promosse per ricordarlo si è deciso realizzare
questa sezione del sito dell'Istituto. Il lavoro è stato
suddiviso in tre parti |
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• una
parte introduttiva dove
vengono esposti brevemente alcuni concetti di base
sulla pelle e sul processo di produzione del cuoio;
• gli
appunti delle lezioni
di tecnologia conciaria raccolti da un suo allievo;
• una raccolta
di
scritti che ha lasciato
che permettono di approfondire le sue
lezioni. |
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La figura
umana e
professionale
del Prof.
Mauro Berto
è descritta
molto bene
nell'articolo
pubblicato
su Il
Giornale
di Vicenza
un mese dopo la
sua
scomparsa e
che qui di
seguito
riportiamo |
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"Se ne è andato un mese fa
improvvisamente. Aveva salutato brevemente un lunedì mattina
la sua classe, era passato in conceria per dare gli ultimi
ordini prima della chiusura estiva della scuola e l'inizio
degli esami. "Torno presto vado ad un controllo perchè non
sto bene". All'istituto conciario non l'abbiamo più visto".
Con queste parole il professor Angelo Forestan ricorda il
collega ed amico Mauro Berto, scomparso l'11 giugno scorso
dopo un breve ricovero nel nuovo ospedale di Valdagno. Berto
era nato ad Arzignano 51 anni fa ma risiedeva a Montecchio
con la moglie Flavia e il figlio Federico. Ad un mese di
distanza dalla triste ricorrenza della sua morte si
moltiplicano le testimonianze di affetto, stima e
riconoscenza per un uomo in cui le doti professionali e la
carica umana formavano un mix straordinario, inscindibile.
Per molti irripetibile. Ora, nel momento in cui la scuola
dove ha insegnato per vent'anni è pronta ad intitolarli una
fondazione e, quasi sicuramente, anche la conceria annessa
all'istituto, nel momento in cui la sezione concia
dell'Associazione industriali ha deciso di istituire una
borsa di studio in suo onore, alcuni dei tanti che hanno
avuto la fortuna di conoscerlo ed apprezzarlo uniscono le
voci in questo ultimo, commovente saluto. |
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L'insegnamento
Inutile cercare altrove, i due mondi che l'hanno sempre
ispirato sono due: la scuola e l'industria. E' sempre
Forestan a dare uno spaccato del Berto insegnante. "Dal 1984
dopo il diploma in chimica conciaria all'ITIS Galilei e la
laurea in chimica industriale a Padova, Berto ha insegnato
tecnologia conciaria e 500 diplomati hanno avuto la fortuna
di averlo come insegnante. Arzignanese purosangue, rude
quanto basta, legato alla sua terra e alla sua gente, parco
di parole, di profondo sentire e di sensibilità che non ha
mai voluto esprimere; schivo da ogni forma di potere o di
affermazione personale. In vent'anni insieme come insegnante
delle classi quarte e quinte non ha mai dato un cinque in
pagella; lui diceva che avrebbero imparato dopo. Importanti
erano l'esempio, la dedizione continua al lavoro, allo
studio, l'interesse, la curiosità. Fare cose "nuove".
Sono gli stessi suoi alunni che li riconoscono queste doti.
"Dopo il suo ricovero ospedaliero ci aveva promesso un
ritorno prima degli esami di maturità - ricordano con una
lettera i diplomati 2004 del Galilei - purtroppo così non è
stato e la notizia della sua morte ci ha lasciato sgomenti.
Avremmo saputo affrontare l'esame senza il nostro maestro?
Oggi, ad un mese dalla sua scomparsa, sappiamo che c'era,
con la sua presenza rassicurante e schietta, con i suoi
consigli, con le sue battute. Se il nostro futuro di tecnici
ci da soddisfazione questo lo dovremo molto anche a lui. In
ogni caso, i suoi "giovinotti non lo dimenticheranno". |
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Industria della concia
Un segno indelebile Berto l'ha lasciato anche nella vita del
polo conciario arzignanese, per il quale si è speso sotto
tutti i punti di vista. Era anche titolare in comproprietà
di un laboratorio di analisi ad Arzignano. "La nostra
avventura comune è iniziata dai banchi di scuola del
conciario passando per i banchetti dell'università di Padova
e approdando poi, 23 anni fa, alla nuova sfida assieme a
Carlo, di entrare nel mondo del lavoro con un nostro piccolo
laboratorio - ricorda il suo socio Ruggero Armelli -. Le
discussioni erano continue per far capire ai clienti
l'importanza della depurazione, del controllo chimico-fisico
e del processo produttivo, quando non si sapeva neppure
cos'era il COD. Professionale, non invadente, aveva iniziato
a raccogliere riconoscimenti e soddisfazioni per il suo
lavoro. Sarà impossibile sostituire la sua immagine di uomo
concreto e affidabile, ma il suo ricordo è uno slancio
ulteriore per continuare e migliorare quello che abbiamo
cominciato assieme".
Lo rimpiange anche il presidente della Sezione Concia
dell'Associazione Industriali, Giannino Beschin. "Con Mauro
Berto la conceria italiana ha perso uno dei suoi uomini
migliori - dice - un esempio di passione e caparbietà di
cui andavamo fieri per il contributo scientifico che aveva
saputo fornire alla crescita del nostro settore, che fino a
pochi anni fa si caratterizzava sostanzialmente come antica
arte di trattare le pelli. Però, il suo sapere, la capacità
di accompagnare con meticolose documentazioni ogni proposta
innovativa, sia nel processo di lavorazione che nei metodi
di depurazione, non gli faceva mai perdere quel gusto per le
sorprese che la "pelle" riserva ogni giorno, portandolo
spesso ad aiutare concerie nell'affrontare i loro problemi
quotidiani".
Il ritratto di un professionista sempre attento e curioso è
lo stesso che emerge dalle parole di Santo Mastrotto, che
con Berto ebbe occasione di collaborare nel 1996 ai tempi
della sua presidenza all'Associazione italiana dei chimici
del cuoio. "E' scomparso un vero amico e soprattutto un
grande tecnico, esperto ricercatore, insostituibile e
importantissimo per il nostro settore conciario" dice Mastrotto
"Ha accompagnato e illuminato la crescita di
intere generazioni di conciari, la sua presenza è stata
preziosa come punto di coesione fra il mondo accademico e la
realtà conciaria di Arzignano. E' stato un ottimo insegnante
e un abile imprenditore con cui mi ritengo fortunato di aver
collaborato".
L'importanza dell'opera svolta da Mauro Berto in seno all'Aicc
è ricordata anche da Sergio Enrico, rappresentante di zona
dell'Associazione, che lo ricorda come "un modello per la
Commissione tecnica dell'Aicc per la valutazione dei lavori
provenienti da tutto il mondo conciario". |
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Ma Berto aveva dato il suo
contributo anche all'Amministrazione comunale, come
consulente della Commissione ambiente. Edgardo Stefani, ex
presidente dell'allora Consorzio Fic, oggi Acque del Chiampo
Spa, nonché presidente per 10 anni della Commissione
ambiente del Comune di Arzignano lo ricorda così: "Mauro era
un personaggio che taluni aspetti della sua professione era
di levatura internazionale; tuttavia riusciva a mettersi al
servizio del settore in modo semplice, bonario, dimostrando
una competenza unica ed una passione straordinaria. Il mondo
della scuola e dell'industria rappresentavano per lui un
ambito di lavoro senza soluzione di continuità: ha dato un
respiro più ampio al suo operato accettando di partecipare
senza nulla pretendere ai lavori di numerose commissioni
tecniche promosse da Comune di Arzignano per lo studio delle
problematiche ambientali della nostra valle. Sempre
generoso, sempre disponibile." |
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La chiusura è di nuovo
compito da lasciare alle ispirate parole del suo collega
dell'ITIS Galilei Angelo Forestan. "Mauro non c'è più. Egli
però vive e vivrà nei suoi allievi. Alcuni sono ormai
uomini. Tanti, come lui, quotidianamente, con la stessa
passione, dedizione, spirito arzignanese entrano in conceria
perchè la nostra terra viva. Dimenticavo, quasi, che tutti i
suoi allievi di 5 CS sono stati promossi. Negli ultimi mesi
Mauro era preoccupato, lui non stava bene e loro si erano
presi qualche libertà. "Cammina!" diceva allo studente poco
volenteroso o sfaticato nel laboratorio della conceria. Ora
camminare tocca a voi, ad Andrea, a Giovanni, a Nicolas, a
Gicomo, a Giovanni, a Samuele, ad Elena, a Nicolò, ad Ego,
ad Enrico..... e a tutti gli altri 500". |
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