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CONCIA AL FERRO

L’introduzione di questo tipo di concia risale al 1770. Utilizzata per molto tempo oggi è stata definitivamente abbandonata poiché il trattamento con sali di Fe rende il cuoio di colore giallo marrone.
Si usano sempre dei sali trivalenti di Fe quali cloruro e solfato, questi in acqua sono in grado di dare tre equilibri idrolitici del tutto uguali a quelli visti per Cr e Al con la differenza che questi ultimi risultano essere molto più spostati verso destra e quindi realizzano in soluzione un pH nettamente acido. Per concentrazioni normali di utilizzo le soluzioni di Cr hanno pH 2,8-3,0 mentre quelle di Fe presentano un pH di circa 1,8-2,0.
Essendo il Fe più acido questa sua caratteristica rende la basifica notevolmente più difficoltosa, infatti nella basifica dei sali di Cr prima di raggiungere l’idrato si deve muovere il pH di 1,5 unità, per l’Al sono sufficienti 0,5 unità, mentre per il Fe l’idrato si forma istantaneamente con l’innalzamento del pH. Per questa sua peculiarità è sempre necessario lavorare con sali di Fe fortemente mascherati.
Operativamente si segue lo stesso processo della concia al Cr, si preparano le pelli piklate ma a pH inferiore rispetto al pikel che si esegue prima della concia al Cr.
Si può ora aggiungere il sale di Fe fortemente mascherato ad esempio citrato, tartrato o polifosfati. Si attende la completa penetrazione del sale e poi si inizia a basificare (solo se il sale è mascherato), fino a pH 3,8-4,0.
Il rapporto mascherante-Fe deve essere intorno 0,5:1; aumentando ulteriormente il quantitativo di mascherante non si aumenta il grado di concia che si stabilizza con questi rapporti intorno ad un massimo del 15% di Fe espresso come Fe2O3 che conferisce al cuoio una Tg di circa 95°C.
A fine concia il cuoio ottenuto è di colore giallo marrone, anche per il Fe si impilano le pelli e si lasciano a magazzino in modo da permettere il completamento del processo di concia, cioè come nelle lavorazioni precedentemente descritte la formazione di oxo composti.
Durante questa sosta a magazzino il Fe ancora presente nella pelle può essere ridotto dal collagene provocando la rottura delle catene polipeptidiche; il Fe viene poi ossidato ad opera dell’aria e questa reazione può proseguire in un ciclo continuo fino a rendere le fibre frammentate a tal punto da rendere la pelle inservibile.
Questo processo viene ostacolato aggiungendo dei mascheranti che siano in grado anche di aumentare il valore di E° della reazione Fe-collagene fino al punto di non renderla più spontanea.
Il cuoio conciato al Fe non presenta inoltre particolare stabilità al lavaggio, il progressivo contatto con l’acqua lo deconcia progressivamente fino a degradarlo