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DECALCINAZIONE |
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eliminare la calce ancora presente sulle fibre come residuo
delle lavorazioni precedenti
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portare il pH da 12,5 fino ad un valore di 7,5-8,5, che
rappresenta il pH ottimale per l'azione enzimatica nella macerazione.
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Il calcio, presente nella
pelle in trippa, si trova sia nella forma legata (a formare
collagenato di calcio) che nella forma non legata (intesa come
ione Ca2+), una quantità
minore sarà rappresentata da Ca(OH)2
non dissociato nella soluzione interna. Questo metallo deve
essere eliminato quasi totalmente, infatti forma dei sali poco
solubili con molti anioni e fa precipitare alcuni coloranti ed
ingrassanti sulla superficie, creando macchie, o nell'interno
delle fibre ostacolandone lo scorrimento (gessatura delle
pelli).
Abbassando il pH si avrà una regressione del gonfiamento fino ad
arrivare ad un valore di debole gonfiamento alcalino, la pelle
rilascia così l'acqua prima assorbita.
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I prodotti decalcinanti sono in via teorica tutti gli acidi o i
sali a reazione acida che formano dei composti solubili col
calcio. Possono quindi essere utilizzati acidi forti o deboli,
sali a reazione acida o
anidride carbonica. |
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ACIDI FORTI |
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Acidi forti come ad esempio acido cloridrico o
acido solforico eliminano il calcio e abbassano il pH secondo le
reazioni: |
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L'acido cloridrico forma il
cloruro di calcio che è un agente liotropico, provoca quindi un
gonfiamento liotropico della fibra; l'acido solforico invece
neutralizza la calce dando solfato di calcio che è un sale poco
solubile e quindi non si dissociandosi va a depositarsi sulla
fibra, rendendola più pesante e peggiorandone lo scorrimento con
le altre.
Vantaggio degli acidi forti è sicuramente il costo contenuto
della lavorazione viste le piccole quantità sufficienti ad
abbassare notevolmente il pH. Troppo numerose sono però le
precauzioni che devono essere prese nel maneggiare questi acidi
forti, la loro pesata deve essere molto accurata e l'immissione
in bottale va fatta con una abbondante diluizione. Se si abbassa
troppo rapidamente il pH fino a portarlo sotto il valore 5,5
(anche solo localmente) si avrà la superficie soggetta a
gonfiamento acido e il centro della sezione ancora a pH 12,
avere nella sezione due gonfiamenti differenti è un grosso
svantaggio in quanto si hanno grosse difficoltà per il passaggio
osmotico dei prodotti. Il gonfiamento differenziale è anche
responsabile della soffiatura del fiore. |
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ACIDI DEBOLI |
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Gli acidi deboli come acido
formico, acetico o borico permettono una sicurezza maggiore
nelle aggiunte e una minore accuratezza delle pesate. Il loro
costo è superiore a quello degli acidi forti e ne vengono
consumate anche delle quantità superiori.
Con questi acidi non si ha la sicurezza di decalcinare totalmente
la pelle; per togliere la calce non legata basta anche l'acido
più debole come può essere l'acido borico, ma per riuscire ad
eliminare la calce legata è necessario avere un acido con Ka
maggiore di quella del -COOH della catena polipeptidica, quindi
superiore a 10-6 |
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Viste le Ka, l'acido formico (Ka=10-4)
e l'acido acetico (Ka=10-5)
riescono a spostare il calcio legato mentre l'acido borico (Ka=10-7)
non è in grado.
Di più recente impiego sono gli acidi bicarbossilici presenti in
miscele commerciali vendute come prodotti in polvere.
Hanno formula generale HOOC-(CH2)n-COOH,
i più importanti sono:
n=0 acido ossalico
n=1 acido maleico
n=2 acido succinico
n=3 acido glutarico
n=4 acido adipico
Gli ultimi tre si trovano in miscela.
Quello più interessante è il glutarico, si tratta del più
solubile che ha un effetto chelante sui metalli. Composti
chelati a 5-6 atomi sono dei cicli particolarmente solubili. |
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Gli acidi bicarbossilici hanno
Ka compresa tra quella dell'acido acetico e quella dell'acido
formico. Si presentano come solidi e vengono aggiunti nella
preparazione di decalcinanti in polvere, il loro colore è
giallo-verde ed è dovuto ai catalizzatori di ossidazione che
sono generalmente al Cu-W. Hanno un rapporto qualità/prezzo
interessante. |
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SALI |
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I più importanti sono i sali
ammonici, in particolare cloruro d'ammonio e solfato d'ammonio.
Formano con la calce i medesimi sali visti trattando gli acidi e
quindi presentano gli stessi inconvenienti. D'altro canto la
loro azione come acidi è molto blanda, viene infatti sostituita
una base forte quale è Ca(OH)2
con una base debole NH4OH.
Il pH calcolato per via teorica è sempre superiore a quello
effettivo perché parte del NH4OH
passa infatti a NH3 che è
poco solubile e quindi lascia la soluzione andando ad occupare
lo spazio vuoto del bottale.
La formazione di CaSO4
dovuta all’utilizzo di (NH4)2SO4
non costituisce più un problema grazie all’aumento di solubilità
che si registra in presenza di ioni ammonio.
Le prestazioni qualità/prezzo fanno del solfato d'ammonio il
migliore decalcinante in commercio. Anche il cloruro d'ammonio è
buono ma si ottengono pelli più rilassate.
Teoricamente si possono usare tutti i sali di ammonio ma in
pratica, esclusi cloruri e solfati, tutti gli altri sono
deliquescenti (cioè esistono come cristalli solo in ambiente
anidro) per cui sono di difficile stoccaggio.
Altri sali sono bisolfito o bisolfato di sodio i quali danno le
seguenti reazioni: |
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Usando bisolfato si ricade
sempre nello stesso inconveniente delle sostanze che danno ioni
solfato; costituisce però un decalcinante di maggiore sicurezza
in quanto la Ka di HSO4 è
di 10-3.
Il bisolfito non dà alcun problema, vengono inoltre sfruttate le
proprietà riducenti presentate nei confronti dello sporco, si
ottengono quindi anche pelli più bianche. Reagisce anche con il
solfuro ossidandolo a zolfo che rimane nel bagno e non
costituisce interferenza. Piccole quantità di bisolfito vengono
sempre aggiunte quando i bottali non sono muniti di aspiratori
per eliminazione gas quali acido solfidrico.
Il bisolfito non deve essere mai mischiato con un acido più
forte in quanto ottengo H2SO3
che è fortemente instabile e si decompone in acqua e anidride
solforosa. L'anidride solforosa non è tossica come l'idrogeno
solforato ma costituisce sempre un gas pericoloso. Il bisolfito
viene in genere convenientemente mischiato con altri sali. |
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PRODOTTI DECALCINANTI |
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I decalcinanti vengono
normalmente preparati per miscelazione di vari sali.
La loro qualità viene espressa secondo tre valori facilmente
determinabili in laboratorio; questi sono l'indice di
decalcinazione (Id), l'indice tampone (It) e l'indice di
solubilità della calce (Isol).
L'indice di decalcinazione (Id) esprime quanti grammi di decalcinante
devono essere utilizzati per neutralizzare un grammo di idrato
di calcio.
L'indice tampone (It) invece esprime i ml di NaOH 1N, necessari per
portare il pH di una soluzione contenente Id grammi di
decalcinante in 100 ml di soluzione acquosa da 8,5 a 10,5. Si
tratta in pratica di tracciare una curva di titolazione; tanto
più questa è lunga tanto maggiore è il margine d'errore che ci
si può permettere nella pesata del prodotto, si cercano infatti
sistemi che risultino tamponati a pH intorno a quello ottimale
della macerazione, cioè 7,5-8,5 (comunque mai inferiore a 5,5).
A determinare l'indice tampone è l'ammonio presente, lo ione
cioè che va a neutralizzare la base forte; nel caso di tutti i
sistemi tampone si verifica il massimo potere intorno al pKb che nel caso
specifico è a pH 8,6.
Anche gli acidi deboli come l'acido borico danno una curva lenta
e degradante, ma questo non è un sistema tampone.
La sicurezza assoluta si ha con decalcinanti che hanno indice
tampone maggiore a 20.
L'indice di solubilità (Isol) dipende dalla capacità del decalcinante
di formare sali solubili, evitando così di gessare e appesantire
la pelle.
L’Isol viene espresso in percentuale di calcio solubilizzato in
funzione di quello neutralizzato.
Il decalcinante migliore è quello che ha indice di
decalcinazione basso e gli altri due indici alti.
I vari prodotti hanno formulazione varia e sono raggruppati in
base all’articolo finito che danno, tenendo conto della qualità
e del prezzo.
Tecnicamente il migliore è il solfato d'ammonio; oltre al suo
basso costo tutti i sali contenenti ammonio risultano essere i
decalcinanti più veloci (circa 40 minuti) e inoltre hanno un
altissimo indice tampone. Il problema dei sali ammonici sta nel
fatto che vanno ad aumentare sensibilmente il costo di
depurazione delle acque di scarico elevando la % N contenuta e
quella di solfato. Usando il 3% di solfato d'ammonio in un bagno
del 100% ottengo uno scarico che è 136 volte più concentrato in
azoto rispetto ai valori meno restrittivi della legge Merli. Per
chi scarica nel depuratore consortile di Arzignano non esistono
limiti massimi ma le tariffe sono proporzionali alla
concentrazione di N.
È possibile limitare l’uso di solfato d'ammonio utilizzando dei
prodotti decalcinanti specifici; in tal modo si vanno a
contenere le spese di scarico dei reflui allungando però il
tempo della lavorazione (e quindi il costo) che può superare le
due ore. |
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FORMULAZIONE PRATICA
DELLA LAVORAZIONE |
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Le pelli in trippa vengono
pesate e successivamente caricate in bottale e si effettua un
lavaggio. Se si possiede un preciso sistema di controllo della
temperatura si può fare anche a 35°C, altrimenti si fa con acqua
fredda attendendo che il bagno si saturi in calcio prima di
scaricarlo. La temperatura di gelatinizzazione non va mai
raggiunta, ma un lavaggio a caldo mi permetterebbe anche di
eliminare più calcio; l'idrolisi però a pH 12 e alta temperatura
potrebbe essere eccessiva.
Il secondo lavaggio si fa con acqua calda, qui si ha circa pH 10
quindi l'idrolisi è notevolmente meno accentuata.
Si aggiunge nel secondo lavaggio il decalcinante (in quantità
variabile tra 1 e 3%); se il prodotto è forte meglio aggiungerlo
a rate e ben diluito.
Il tempo varia a seconda del prodotto, si controlla il pH della
sezione con fenolftaleina in modo da vedere quanta è la frazione
decalcinata. Indicativamente si va dai trenta minuti (per
ottenere articoli rigidi) alle due ore (per articoli leggeri).
Lo spessore è inoltre molto importante, pelli spaccate in trippa
e quindi fiori sottili decalcineranno rapidamente.
Il bagno è solitamente compreso tra il 50 e lo 0%; non mettendo
acqua si rischia però di rovinare sensibilmente il fiore, le
pelli d'altro canto sgonfiando liberano acqua e quindi una certa
quantità d’acqua si ottiene sempre. Il bagno può essere evitato
nel caso di articoli smerigliati, se si desiderano al contrario
fiori pregiati si opera con una buona quantità d'acqua.
La temperatura va controllata e mantenuta intorno ai 35°C,
inoltre la velocità di rotazione facilita il passaggio nella
sezione ma aumenta al contempo l'attrito e così il rischio di
danneggiamento.
Nel bagno di decalcinazione viene anche aggiunto uno sgrassante
in modo da eliminare i grassi non completamente idrolizzati.
Deve essere un prodotto che resista alla elevata durezza dell’acqua e quindi non è né un sapone e né un solfatato, si trattata
generalmente di prodotti non ionici.
Il pH del bagno deve essere accuratamente controllato se alla
fine di questo processo si decide di non scaricare il bagno e
procedere con la macerazione. Il bagno di macerazione è
solitamente del 50% ed ha un pH corrispondente a quello ottimale
per l’attività di pepsina e tripsina.
Se non si dispone degli aspiratori prima di aggiungere il
decalcinante si deve introdurre del bisolfito (0.5%) in modo da
eliminare le esalazioni di idrogeno solforato e poi ne elimino
l'eccesso ossidandolo a solfato con H2O2. |
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DECALCINAZIONE CON CO2 |
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Consiste nell’insuflare
anidride carbonica nel bagno di decalcinazione. |
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Il prodotto di questa reazione
è un sale solubile in acqua che instaura un pH di 7.5-8.
La reazione ha però due decorsi in competizione tra loro, oltre
a quello appena visto si può avere anche: |
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La formazione di CaCO3
però compromette l’ottenimento di tinture uniformi causando
macchie di calce che, sul finito, si presentano come delle
ombreggiature. Questa seconda reazione viene osservata anche
quando si lasciano pelli calcinate a contatto con l’aria per
lungo tempo. Nel pikel poi il CaCO3
reagisce con l’H2SO4
per dare CaSO4 che
d’altra parte presenta i soliti problemi: pelli gessate e
pesanti. Il decorso della reazione è influenzato dal
quantitativo di CO2
presente: se il rapporto è di 1:2 (calce-anidride) segue il primo
pecorso, che è prefefribile al secondo.
La CO2 passa attraverso i
pioli forati all’interno del bottale e arriva a questi
attraverso tubature poste all’esterno collegate con un serbatoio
di stoccaggio. L’impianto necessita anche di un sistema
automatico ad elettrovalvole che permettono il flusso di CO2
solo attraverso i pioli immersi.
Si tratta di un decalcinante sicurissimo perché essendo il suo
limite di solubilità molto basso ed essendo un acido molto
debole non causerà mai gonfiamento acido. È un prodotto
relativamente economico perché ottenuto come sottoprodotto della
distillazione frazionata dell’aria. La parte costosa di questo
processo è l’impianto per l’immissione del gas.
Un difetto di questo decalcinante è l’estrema lentezza, da solo
può essere utilizzato solamente per decalcinare pelli spaccate
in trippa e con tempi di lavorazione 2-3 volte superiori al
normale, anzichè 30’ impiegherà 60-90’. Se la produzione prevede
la spaccatura del conciato, e devo quindi decalcinare a spessore
pieno, anzichè impiegare 90-120’ impiegherà 180-360’. Si può
notare che i tempi richiesti, dalle tre alle sei ore,
sono troppo lunghi per delle pelli non conciate le quali
risentirebbero dell’azione meccanica alterando le loro
caratteristiche. Oltretutto nelle zone di testa e collo (le
parti più spesse) esisterà sempre il problema della non completa decalcinazione. Si dovrà quindi usare ugualmente uno 0,6-0,7% di
decalcinante tradizionale, oltre alla CO2,
permettendo così di limitare i tempi di lavorazione a valori
paragonabili a quelli ottenuti con prodotti tradizionali
realizzando comunque un contenimento delle spese di depurazione,
se paragonate a quelle di formulazioni proposte nel paragrafo
precedente. |
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