|
CONCIA AL CROMO |
 |
 |
|
PREPARAZIONE DEL
CONCIANTE AL CROMO |
|
Il cromo viene aggiunto in
forma di sale trivalente, i primi brevetti prevedevano l’uso di
cloruro di cromo sostituito poi dal solfato di cromo.
Tutti i sali di cromo vengono preparati dalla
cromite, minerale di formula Cr2O3•FeO
che si trova in forma relativamente abbondante nella crosta
terrestre.
Il primo trattamento al quale viene sottoposto il minerale è
un’ossidazione in aria e ambiente alcalino per trasformare tutto
il cromo in cromato di sodio e permettere in questo modo la
separazione dal ferro presente nella cromite. |
|
 |
|
Per separare i due prodotti
della reazione si effettua una lisciviazione, tutto il cromato
va in soluzione mentre l’ossido di ferro precipita, a questo
punto si filtra e si ha la totale separazione delle due fasi
formatesi in acqua. |
 |
|
La soluzione di cromato viene preconcentrata fino al 50%;
parte di questa è destinata all’ottenimento di sali esavalenti,
l'altra di quelli trivalenti.
Il cromato viene trasformato in bicromato per acidificazione
tramite acido solforico. A questo punto la reazione che
trasforma il bicromato in cromo trivalente è: |
|
 |
|
Industrialmente l’apporto di H+
non è dovuto all’uso dell’acido solforico bensì all’anidride
solforosa che viene fatta gorgogliare nella soluzione acquosa di
bicromato e che fornisce gli ioni idrogeno necessari: |
|
 |
| Nel complesso la reazione sarà: |
|
|
|
 |
|
Un altro metodo per ridurre
il bicromato prevede l'uso di solfito di sodio: |
|
 |
|
Analogamente la reazione può
avvenire per ossidazione del bisolfito (NaHSO3)
o del tiosolfato (Na2S2O3).
La soluzione contenente il cromo trivalente viene alla fine essicata
(per ottenere prodotti in polvere) o preconcentrata (per
ottenere i liquori).
|
 |
|
Commercialmente i concianti al
Cr vengono venduti in base al titolo espresso come Cr2O3,
i liquori hanno concentrazioni variabili tra 12 e 13% (ne
esistono comunque fino al 18%); i prodotti in polvere vengono
invece venduti in concentrazione tra 24 e 26% (anche per questi
esistono prodotti a titolo maggiore fino ad un massimo 30-31%).
E’ importante che il titolo del prodotto sia noto e
riproducibile nel tempo.
Il sale non è un solfato di cromo bensì un solfato basico di
cromo: |
|
liquori
12-13% Cr2O3
27,15% Cr(OH)SO4
polvere 25% Cr2O3
54,3% Cr(OH)SO4 |
|
la restante percentuale è
acqua di cristallizzazione rimasta nelle polveri e sottoprodotti
di reazione tra i quali il solfito di sodio. La differenza a
questo punto èrappresentata dalla quantità di Na2SO3 presente, lo ione solfito
rientra nelle tabelle della legge Merli e il suo limite è
abbastanza basso, cosicché saranno più apprezzati prodotti a
basso contenuto di bisolfito e ad alto contenuto in Cr2O3. |
 |
|
COMPORTAMENTO
DEI SALI DI CROMO IN SOLUZIONE ACQUOSA |
 |
|
|
Il solfato di cromo è un sale di colore verde
solubile in acqua il quale presenta la seguente reazione di
dissociazione: |
|
 |
|
Il cromo è un elemento di
transizione e come tale in acqua ha la capacità di formare
complessi. In particolare il cromo trivalente forma un complesso
stabile con 6 molecole d’acqua, il quale è noto come
cromo esaquo: |
|
 |
|
Il cromo esaquo è un acido
mediamente forte e dà origine a 3 equilibri di dissociazione: |
|
 |
|
Questi equilibri sono identici
a quelli di un acido triprotico, la presenza dell’una o
dell’altra specie è funzione del pH.
Come si può rilevare dallo schema sopra riportato in condizioni
ordinarie di pH il cromo esaquo si dissocia sempre, la sua
colorazione violetta è visibile solo se il sale è perclorato di
cromo e viene aggiunto ad una soluzione concentrata di acido
perclorico. Per il solfato di cromo la colorazione violetta non
è visibile a nessun valore di pH.
Per raggiungere il prodotto di solubilità, Kps=[Cr3+][OH-]3=6,6•10-31,
cioè in pratica precipitare il cromo trivalente sotto forma di
idrato di cromo (verde), in condizioni ordinarie di
concia si dovrebbe superare pH 4,5. Questo valore non deve essere mai
raggiunto neanche localmente, l’idrato di Cr è infatti
insolubile in acqua e non presenta alcun effetto conciante,
essendo inoltre un precipitato di carattere gelatinoso ha
l’unico effetto di imbrattare le pelli.
Visto che l’aggiunta del cromo avviene nel bagno di pikel (pH=2,5-3,0)
per tutta la concia (che termina a pH 4,0) si avranno in
soluzione come specie predominanti prima cromo monobasico e in
seguito cromo bibasico. |
 |
|
Curva di titolazione del
[Cr(OH2)6]3+
con NaOH: |
|
 |
|
1. primo punto di equivalenza,
in soluzione c’è tutto cromo monobasico
2. secondo punto di equivalenza, in soluzione c’è tutto cromo
bibasico
3. se aggiungo ancora NaOH il pH si assesta fino alla totale
precipitazione del
Cr(OH)3 |
 |
|
Curva di Bjerrum |
|
 |
|
Se si effettua una titolazione
con NaOH 0,1N, su una soluzione di solfato di cromo e
immediatamente si procede con una retrotitolazione con HCl 0,1N
si ottengono due curve perfettamente uguali. La seconda (quella
cioè riferita alla acidificazione) risulta leggermente più alta
nel grafico, questo esclusivamente per effetto della diluizione
che va ad interferire sul pH. Essendo le due curve perfettamente
sovrapponibili si può affermare che l’equilibrio tra cromo
esaquo e cromo monobasico è perfettamente reversibile. Se la
retrotitolazione viene però eseguita dopo alcuni giorni si
ottiene una curva totalmente diversa dalle prime due prese in
esame; questo dimostra che l’acido aggiunto va ad abbassare il
pH della soluzione e non a reagire con il cromo (che
effettivamente dovrebbe comportarsi da base).
Questa osservazione porta alla conclusione che il cromo
monobasico si modifica nel tempo formando delle specie stabili
agli acidi.
Questa reazione prende il nome di olazione. |
|
 |
|
Come si vede in figura il
ponte-olo è rappresentato da un gruppo idrossido che forma un
legame covalente con un atomo di Cr e un legame coordinativo con
un altro atomo di Cr. Quando il cromo monobasico subisce l’olazione
non è più in grado di ritornare allo stato originale, e con
questo si spiega l’anomalia della curva di Bjerrum ottenuta a
qualche giorno di distanza.
La quantità e le dimensioni del cromo-olo che si forma sono
funzione del tempo, della basicità (e quindi del pH), della
concentrazione e della temperatura; ed è legata a tutte queste
grandezze in modo direttamente proporzionale.
Maggiore è il grado di olazione
(numero di complessi di Cr reticolati), maggiore è la grandezza
della molecola. Essendo la concia un processo di reticolazione
l’aumento delle dimensioni delle molecole aumenta le probabilità
di attacco alle catene polipeptidiche allungandone la distanza
utile, ma contemporaneamente rende più difficoltosa la
penetrazione del prodotto attraverso la sezione della pelle.
Operando soprattutto sul tempo e sul pH si cercherà quindi di
avere all’inizio del processo un conciante scarsamente reattivo
ma penetrante e appena il passaggio della sezione sarà
completato si procederà in modo da rendere più reattivo
possibile il prodotto nei riguardi del collagene.
Il cromo monobasico penetra facilmente impiegando di norma 2-3h,
trascorso questo tempo si basifica aumentando così la quantità
di cromo bibasico che è la specie con maggior possibilità di
formare cromo-olo. Al termine della basifica (circa 6h dopo
l'inizio della concia) il cromo sarà quasi tutto olato.
L’aggiunta della base, o del sale a reazione alcalina, va fatta
a rate e utilizzando i prodotti in maniera sufficientemente
diluita allo scopo di non portare mai il pH a valori superiori a
4,5.
Il cromo-olo in seguito darà anche una ulteriore reazione, detta
di oxalazione: |
|
 |
|
L’abbassamento del pH è
rilevabile dopo una sosta a cavalletto di qualche giorno, la
pelle passa dal pH di fine concia che è 3,7-3,8 a 3,2-3,3.
Il prodotto della reazione di oxalazione, grazie ai due legami
covalenti dell’ossigeno con due atomi di cromo, manifesta una
resistenza agli acidi ancora superiore a quella del cromo-olo. |
 |
|
COMPLESSI DEL CROMO |
 |
|
|
Il Cr è un metallo di
transizione di configurazione esterna:
Cr0
4s2 3d4
(3d6)
La configurazione del suo ione trivalente sarà quindi:
Cr3+
4s2 3d1
(3d3)
 |
|
Una configurazione di questo tipo prevederebbe la formazione di
complessi con 3 legandi, situazione verificata solo quando lo
ione si trova nel vuoto.
Quando lo ione si trova in ambienti con gruppi che possono
cedere elettroni i 5 orbitali d non sono più degeneri ma
si dividono in due gruppi detti rispettivamente eg e t2g.
Supponendo che la configurazione esterna dello ione Cr3+
sia 3d3 possiamo
rappresentarlo nella scala dei livelli energetici come: |
|
 |
|
Gli eg sono 3 orbitali ad energia più bassa che vengono occupati
dagli elettroni più esterni dello ione, i t2g invece sono 2 e
grazie allo splittaggio acquistano una energia dello stesso
ordine di grandezza degli orbitali 4s e 4p. |
|
La vicinanza tra i livelli energetici porta alla ibridazione
degli orbitali t2g, 4s e
4p ottenendo 6 orbitali ibridi degeneri
(4 sul piano e 2 fuori dal piano) disposti ai vertici di un
ottaedro denominati d2sp3.
I legandi stanno ai vertici dell’ottaedro mentre il legante sta
nell’incrocio delle diagonali della base.
La geometria di tutti i
complessi di Cr sarà quindi quella ottaedrica, tutti i complessi
avranno 6 legandi. |
|
Lo ione cromo essendo carico positivamente è in grado di formare
complessi con gruppi caricati negativamente o che manifestino
caratteristiche di base di Lewis (donatore di elettroni). |
|
 |
|
La carica totale del complesso è la somma
algebrica delle cariche del metallo centrale e quelle di tutti i
legandi.
Anche per i complessi è possibile calcolare una costante di
equilibrio che nella fattispecie prende il nome di costante di
stabilità (Ks) o instabilità a seconda che si prenda in esame la
reazione diretta o quella inversa. Come per gli equilibri
maggiore è la costante di stabilità più stabile risulta il
complesso. |
|
 |
Me = metallo legante
L= legando
Ks= costante di stabilità
Ki= costante di instabilità |
|
|
Tra due legandi, uno neutro e
uno caricato negativamente, quello carico forma il complesso più
stabile. Se il legando deriva dalla dissociazione di un acido, i
complessi più stabili sono quelli formati con il legando che
deriva dalla dissociazione dell’acido più debole. Ad esempio tra
cloruro e formiato è quest'ultimo a dare complessi più stabili.
La molecola complessante deve essere di piccole dimensioni per
potersi legare più facilmente, i complessi chelati sono
particolarmente stabili visto che possono stabilire due legami. |
|
 |
|
La stabilità dei complessi con i vari
complessanti segue il seguente ordine:
ClO4-<Cl-<NO3-<SO42-<SO32-<HCOO-<CH3COO-<
... <OH-
Ciascun complessante è in grado di spostare da un complesso tutti quelli che stanno alla
sua sinistra e di essere spostato da quelli alla sua destra. |
 |
|
DETERMINAZIONE DELLA
BASICITA' DEL CROMO |
 |
|
|
La basicità dipende dalla quantità di
ossidrili presenti in un complesso.
Per esprimere questo valore esistono due unità: la basicità
Schörlemmer (detta anche basicità percentuale) e la basicità
Freiberg (o basicità in dodicesimi).
La basicità Schörlemmer esprime la percentuale di ossidrili
presenti per complesso di cromo sul totale delle valenze
principali del Cr (3). |
|
 |
|
La basicità Freiberg fa riferimento al numero di ossidrili legati ad un
complesso formato da 4 atomi di cromo e quindi con un totale di
12 valenze.
Le due unità sono convertibili l’una nell’altra, la
prima rimane comunque la più diffusa. |
|
0/12=0% BSch
4/12=33% BSch
8/12=66% BSch
12/12=100% Bsch |
 |
|
REAZIONE CROMO-COLLAGENE |
 |
|
|
 |
|
Il gruppo amminico protonato
non è in grado di reagire, vista la sua carica positiva, col
cromo trivalente. Solo sotto forma di gruppo amminico sarebbe in
condizioni di reagire con il cromo vista la disponibilità di un
doppietto elettronico, questa condizione non viene presa in
esame visto che durante il processo di concia il pH è al di
sotto del P.I. quindi tutti i gruppi amminici sono protonati.
A reagire col conciante cationico saranno quindi i gruppi
carbossilici caricati negativamente.
Questa reazione trova conferma anche in alcuni esperimenti di
laboratorio; conciando una pelle decarbossilata il conciante non
lega con il collagene, nel caso invece di pelle deamminata la
quantità di conciante fissata è la medesima di quella fissata sulla pelle
non trattata.
Un legame di tipo unipoint come
quello descritto in figura non è sufficiente a creare una
reticolazione delle catene, si deve attendere che il complesso
di cromo leghi con due catene polipeptidiche formando così un
legame cromo-collagene di tipo multipoint. |
|
 |
|
Non tutto il cromo introdotto
riesce a formare legami multipoint: se almeno il 20% ci riesce
la pelle si considera conciata.
La probabilità di formare legami multipoint aumenta con
l’aumentare delle dimensioni del complesso, questo perché si
rende possibile la reticolazione di catene distanti tra loro. |
 |
|
FATTORI CHE INFLUENZANO
LA FORMAZIONE DEI COMPLESSI DEL CROMO |
 |
|
|
1. pH
2. basicità
3. temperatura
4. concentrazione
5. tempo
6. mascheranti |
|
|
 |
|
1. pH |
|
Il pH influisce sia sui
complessi di Cr che sulla reattività del Cr nei confronti del
collagene.
Bisogna sempre tenere presente l’equilibrio di dissociazione dei
gruppi carbossilici delle catene polipeptidiche. |
|
 |
|
Il gruppo carbossilico
presenta una minima reattività anche nella sua forma non
dissociata, si tratta pur sempre di un gruppo elettrondonatore.
Durante il processo di concia si cerca di mantenere il collagene
non reattivo nei riguardi del conciante, se così non fosse il
prodotto si fisserebbe tutto in superficie ostacolando il
passaggio attraverso la sezione di altro cromo.
Il problema del passaggio del conciante attraverso la sezione è
particolarmente importante quando si lavorano pelli a pieno
spessore. Visto inoltre l’effetto astringente del Cr, se ne viene
fissata una quantità troppo elevata dal lato fiore, non si
ottiene più una superficie distesa ma increspata.
Valori di pH di poco inferiori a 3 sono sufficienti a rendere i
gruppi carbossilici non dissociati, abbassare ulteriormente il
pH non corrisponde ad un miglioramento delle condizioni cercate.
A pH di inizio concia tutto il cromo del bagno sarà in forma di
cromo monobasico che presenta, come si è visto, bassa
reattività con il substrato, ma penetra facilmente
nella fibra.
Nel momento in cui si supera pH 4 tutto il cromo è diventato
bibasico e quindi notevolmente più reattivo nei confronti della
pelle; pH 4 non va comunque mai superato visto che per
concentrazioni normali di utilizzo a pH 4,5 comincia a
precipitare il Cr(OH)3.
Superare pH 4 significa determinare uno spostamento della
colorazione del wet-blue verso il verde, ciò non è apprezzato
poiché per coprire la tonalità assunta sorgono nuovi problemi in
fase di tintura. |
 |
|
2. basicità |
|
Nelle lavorazioni di concia il
pH iniziale è quello del pikel (2,8 e 3); il cromo aggiunto avrà
una basicità del 33%. A fine concia, dopo la basifica, il campo
di valori di pH sarà quello del cromo bibasico cioè al 66% di
basicità.
Aumentando la basicità aumenta anche la dimensione dei complessi
di Cr. I complessi di
grosse dimensioni si fissano con maggiore facilità, quindi
dimensione dei complessi e % di Cr2O3
fissato sulla pelle aumenteranno in maniera proporzionale. Il
limite di questa proporzionalità è costituito dal 66% di
basicità, passata questa soglia inizia a formarsi il Cr(OH)3
che non si fissa al collagene. |
|
 |
|
La concia va terminata a pH di
poco inferiore al 4 e a questo valore la basicità sarà intorno
al 60%.
Per la basifica può essere usato qualsiasi prodotto, il
sale più utilizzato rimane comunque il bicarbonato di sodio. |
|
 |
|
In questa reazione un sale di
Cr trivalente a basicità 0% viene trasformato in un altro sale
di basicità 100%.
Se invece di una mole di solfato di cromo viene considerata una
mole di sesquiossido di cromo (P.M.=152 g/mol) otterrò la
proporzione: |
 |
|
1 mol Cr2O3
: 6 mol NaHCO3
152:(6•84)=Q:X
152 g
84 g |
|
Tale proporzione indica che per portare 152 g
di Cr2O3
dallo 0% al 100% di basicità occorrono 504 (6•84) g di NaHCO3.
Se si devono conciare A Kg di pelle in trippa con B% di sale di cromo
avente titolo C% Cr2O3,
saranno introdotti nel bottale Q Kg di Cr2O3
e necessiteranno per la basifica (dallo 0 al 100% di basicità) X
Kg di NaHCO3. |
|
 |
|
La quantità di NaHCO3
viene meglio espressa se riferita all’aumento di 1°Sch (X’)
invece che all’aumento di 100°Sch (che non possiede interesse
pratico). |
|
 |
|
Passando dalle formule ad un esempio numerico
possiamo supporre di dover conciare 100q di pelle in trippa con il 6% di salcromo 25/33 (quindi al 1,5% Cr2O3). |
|
 |
|
Questa quantità di NaHCO3
è necessaria alla basifica del salcromo aggiunto, ma non tiene
conto dell’aumento del pH del bagno che contiene una notevole
quantità di acido solforico e in alcuni casi anche di acido
formico. Nel caso specifico quindi 134 Kg sono insufficienti.
Se la basifica avviene utilizzando altri sali si esegue il
medesimo calcolo partendo sempre dalla reazione che porta il
sale aggiunto dallo 0% al 100% di basicità. Altri sali che
possono essere utilizzati per la basifica sono il carbonato di
magnesio e l’ossido di magnesio. |
 |
|
3. temperatura |
|
La temperatura influisce sugli
equilibri idrolitici del Cr ma anche sulla sua reattività.
Tutti gli equilibri risultano spostati verso destra e quindi è
favorita la formazione di complessi di Cr di elevate dimensioni.
Aumenta così l’effetto conciante del Cr, ma contemporaneamente
aumenta l’agitazione molecolare degli ioni in soluzione con il
conseguente aumento della velocità di penetrazione del conciante
attraverso la struttura fibrosa.
Durante la fase di concia la pelle ha comunque una Tg di circa
50°C visto che viene dai processi di riviera ed è la concia il
trattamento che conferirà la resistenza idrotermica alla pelle.
Aumentando troppo la temperatura si ha però un cambiamento della
natura ionica dei complessi di Cr, che da cationici tendono a
diventare neutri o addirittura anionici annullando in questo
modo le loro possibilità di reagire col conciante.
Il Cr monobasico è molto reattivo e tende a legarsi con i gruppi
carbossilici del collagene |
|
 |
|
Aumentando la temperatura il
Cr monobasico può reagire con altri ioni presenti in soluzione
come ad esempio lo ione SO42-. |
|
 |
|
Con questa reazione avremmo
l’annullamento della carica elettrica del complesso che, se
reagisse con qualche mascherante addizionato nel bagno (indicato
con M che rappresenta un gruppo caricato negativamente), si
otterrebbe un ipotetico complesso di carica anionica (per
maggiori dettagli si veda il punto 6). |
|
 |
|
Se questa trasformazione fosse
veramente rilevante avremmo, con l’incremento della temperatura,
l’annullamento dell’effetto conciante del Cr; i dati rilevati
sperimentalmente hanno escluso questa ipotesi dimostrando che è
molto più importante l’aumento dell’idrolisi e della velocità di
penetrazione che non il decremento della reattività.
A inizio concia si parte quindi dalla temperatura del pikel,
quindi 20°C, e si fa aumentare gradualmente fino ad una valore
costante.
Per quanto riguarda la temperatura da mantenere si è visto che
la quantità di Cr2O3
fissato aumenta sensibilmente tra i 30 e i 40°C mentre questa
variazione esiste, ma è molto più contenuta, per l’aumento da 40 a
50°C, per questo non si usa mai terminare la concia a
temperatura superiore a 40°C. |
|
 |
|
Anche osservando la variazione
dell’esaurimento del bagno non è conveniente aumentare
ulteriormente la temperatura.
Se si lavorano fiori molto sottili la temperatura deve essere
contenuta in quanto a temperature elevate il fiore risulta
essere grossolano e poco uniforme. |
 |
|
4. concentrazione |
|
Maggiore è la concentrazione
maggiore è la velocità di fissazione durante gli stadi iniziali
della concia, prolungando però i tempi di lavorazione si ottiene
lo stesso esaurimento del bagno. Per tempi di lavorazione
prolungati si intendono periodi di 2-3 giorni quindi
evidentemente irrealizzabili nell’ambito industriale.
L’esaurimento migliora quindi lavorando con bagni corti ma
questo non è sempre possibile, in alcuni casi lo sfregamento
potrebbe lacerare il derma compromettendo il prodotto. |
 |
|
5. tempo |
|
La durata della lavorazione
non ha molta influenza perché la reazione tra Cr e collagene è
veloce, si deve tener conto però che sono necessarie circa due
ore per la penetrazione del prodotto e che le aggiunte del
basificante devono essere distanziate di un’ora. Il processo di
concia si completa normalmente nel corso di 6-8 ore, prolungando
ulteriormente la lavorazione non si ha un evidente aumento del Cr fissato. |
|
 |
|
Tra le 16 e le 48 ore non vi è
in pratica assorbimento del Cr da parte della pelle, questo è il
tempo necessario per la trasformazione del Cr in soluzione da
olo in oxo, avvenuta questa la fissazione può continuare.
Operativamente non si spinge mai la concia oltre le 12 ore per
motivi pratici, ma già in 8-10 ore si raggiunge un esaurimento
del 90% considerato sufficiente per proseguire. |
 |
|
6. masheranti |
|
Si tratta di composti che
servono a limitare la reattività del Cr nei confronti del
conciante, la loro introduzione quindi facilita la basifica.
Basificando una concia eseguita con sali di Cr semplici con
bicarbonato di sodio (o altro sale analogo) otteniamo un
diagramma relativo all'andamento del pH simile a questo: |
|
 |
|
I picchi corrispondono alle
aggiunte di bicarbonato; quando la soluzione alcalina si mischia
al bagno acido provoca un istantaneo brusco innalzamento del pH
nel punto in cui cade, dopo 3-4 minuti l’omogeneizzazione della
soluzione dovuta alla rotazione del bottale riporta il pH a
valori prossimi a quelli precedenti l’aggiunta. Questi picchi si
ripetono ad ogni aggiunta.
Localmente, cioè dove cade la soluzione di basificante, si può
superare il pH di precipitazione dell’idrato. L’idrato
insolubile si deposita sulle fibre imbrattando il lato fiore e
creando delle macchie verdastre che risultano molto difficili da
coprire con la tintura.
Per limitare le brusche variazioni di pH si aggiungono i
mascheranti che chimicamente sono anioni di natura organica o
inorganica che entrano a far parte dei complessi di Cr limitando
la sua reattività col collagene secondo reazioni del tipo: |
|
 |
|
dove A-
è un gruppo anionico che funge da mascherante.
La loro presenza permette di attenuare i picchi visti nel
grafico tracciato precedentemente, infatti prima di tornare ad
avere delle brusche variazioni di pH si deve neutralizzare
totalmente il mascherante. |
|
 |
|
Le sostanze più utilizzate
come mascheranti sono:
- acido formico e suoi derivati;
- acido acetico anche se ha un pKa=4,7
quindi ha il suo massimo effetto tampone ad un valore di pH
superiore a quello di precipitazione dell’idrato di Cr;
- acidi bicarbossili alifatici a
patto che abbiano un pKa<4, da questo gruppo devono essere
esclusi l’acido ossalico e l’acido tartarico visto che si tratta
di complessanti troppo forti che impediscono la reazione tra Cr
e collagene;
- acidi bicarbossilici aromatici,
tra questi il più sfruttato è l’acido
o-ftalico; |
|
 |
|
- acido gliossilico |
|
 |
|
Teoricamente possono essere
utilizzati come mascheranti tutti i composti organici che
abbiano reazione acida con pKa=3,5-4,0.
Gli acidi bicarbossilici reagiscono con i complessi di Cr
secondo reazioni del tipo: |
|
 |
|
Il complesso formato nella
reazione non ha carica ed è quindi poco reattivo, ciò gli
permette di attraversare la sezione molto più rapidamente.
Aggiungendo ancora mascherante potrebbero formarsi complessi che
contengono due molecole di mascherante per ogni atomo di Cr,
questi saranno caricati negativamente.
La facilità con cui il Cr può ora attraversare la sezione fa
diminuire i tempi di lavorazione e migliora la distribuzione del
Cr nei vari strati.
Se pensiamo poi ad altri acidi bicarbossilici che nonostante le
loro due cariche non sono in grado di formare due legami col Cr,
noteremo come le elevate dimensioni del complesso permettono
reazioni che favoriscono l’istaurarsi di legami tra catene
polipeptiche diverse. |
|
 |
|
I vantaggi di utilizzare dei
mascheranti sono quindi:
1. concia più veloce;
2. concia più uniforme attraverso la sezione;
3. il cuoio ha un colore più tendente al blu e quindi è più
facilmente tingibile;
4. il cuoio conserva un fiore più fine, grazie alla limitata
reattività del Cr che contiene l’effetto astringente della
reazione;
5. migliorano l’esaurimento del bagno;
6. migliorano la pienezza del cuoio;
7. aumentano la temperatura di contrazione, questo non vale però
per i mascheranti chelanti;
8. limitano le variazioni repentine di pH annullando la
possibilità di trovare macchie verdastre sul fiore dovute ad
aggiunte troppo abbondanti; |
 |
|
CONCIA AD UN BAGNO |
 |
|
|
Il primo brevetto di questa
concia, che utilizza un sale di Cr trivalente, risale al 1910.
La lavorazione ha inizio col bagno di pikel preparato a pH
2,5-3,0; a questo viene aggiunto il sale di Cr trivalente in
modo che la quantità, espressa in funzione del Cr2O3,
calcolata sul peso trippa sia compresa tra l’1,5 e il 2%. E’
necessario quindi conoscere il titolo del prodotto utilizzato.
Il Cr è generalmente a bassa basicità quindi poco reattivo ed in
grado di penetrare.
Si attendono quindi 2-3 ore a seconda dello spessore e si
iniziano i controlli per stabilire se anche gli strati più
interni sono stati raggiunti dal conciante; questa prova
consiste nel tagliare la pelle e osservare la colorazione della
sezione, se il tipico colore blu-verde è uniforme si può
procedere, se si notano delle sezioni ancora biancastre è
necessario attendere.
Ora si aggiunge bicarbonato di sodio (o un altro sale a reazione
alcalina) in modo da aumentare la basicità del Cr fino al
60%Sch. Le aggiunte vanno fatte a rate di un’ora tra una e
l’altra e alcuni minuti dopo l’aggiunta si controlla il pH,
quando si è giunti a pH stabile di 3,7-3,8 (valore al quale la
basicità è 60%Sch) si lascia il bottale in rotazione per un
minimo di 6-8 ore fino a un massimo di 12.
Per stabilire se la pelle è conciata si fa un controllo con la
bollitura, questa prova consiste nel tagliare un pezzo di pelle
di superficie nota (ad esempio 10X10cm) e immergerlo in acqua
bollente per un minuto, se la diminuzione di superficie è minore
del 5% la pelle di considera conciata mentre se è maggiore il
processo richiede ulteriore tempo.
Quando si decide di scaricare prima di estrarre le pelli dal
bottale è utile lavarle con 100% acqua e 0,1% di acido formico
in modo da eliminare con l’acqua il Cr non fissato. Se non si
elimina questo eccesso di Cr durante la sosta a cavalletto il
contatto con l’aria potrebbe ulteriormente basificare e quindi
provocare una sovraconcia superficiale che causa degli aloni
verdastri difficili da coprire.
L’operazione di scarico del bottale si esegue rovesciando le
pelli in dei cassoni forati, la loro permanenza in questo stato
deve essere minore possibile altrimenti le pelli così
avvoltolate formano delle sacche contenenti bagno di Cr e il
loro irregolare contatto può provocare delle rigature a
ragnatela, dovrebbero per questo essere al più presto sollevate
e caricate o su cavalletti o su bancali.
Eventuali variazioni possono essere eseguite sulle
caratteristiche del bagno (cioè temperatura, concentrazione del
bagno, tempo di rotazione ...), sui prodotti utilizzati (ad
esempio sulla basicità del sale), sul sistema di basifica
(utilizzo di altri sali). |
 |
|
CONCIA A DUE BAGNI |
 |
|
|
Si tratta di un brevetto
precedente che risale al 1858. Non si utilizza Cr trivalente bensì esavalente contenuto nel bicromato di sodio.
Il Cr esavalente non ha alcun effetto conciante, infatti nel
primo bagno si impregna la pelle di Cr esavalente mentre nel
secondo bagno si effettua la riduzione da Cr esavalente a Cr
trivalente.
1° bagno: 50-70% H2O
5% Na2Cr2O7
4-5% HCl commerciale al 37%
3-4 ore di rotazione fino a completa impregnazione (arancione in
tutta la
sezione)
Le pelli che subiscono questo trattamento non sono piklate ma è
lo ione bicromato a impedire il gonfiamento osmotico.
A questo punto si potrebbe scaricare ma il Cr esavalente è
cancerogeno e il limite accettato nelle acque di scarico è molto
basso. Si preferisce quindi proseguire nello stesso bagno.
2° bagno: si aggiunge tiosolfato di sodio che agisce sia da
riducente che da basificante. L’aggiunta va fatta molto
lentamente (a rate) altrimenti la reazione di riduzione è
accompagnata da una dismutazione che porta il tiosolfato a
solfito e zolfo. Lo zolfo come noto è colloidale e la sua
formazione all’interno della pelle conferisce pienezza al cuoio.
Il cuoio ottenuto con la concia a due bagni ha un tatto più
pieno rispetto a quello lavorato con la concia ad un solo bagno.
La concia a due bagni è stata abbandonata perché è più laboriosa
e gli scarichi producono un inquinamento superiore. Il Cr
esavalente è cancerogeno e il suo limite è 0,2mg/l, inoltre le
acque che lo contengono sono difficili da trattare. Si tratta di
un processo ancora utilizzato in alcuni Paesi dove il bicromato
di sodio è più economico. |
 |
|
VARIAZIONE DEL P. I. |
 |
|
|
Il P.I. varia poiché il
conciante va a legarsi con i gruppi carbossilici liberi e quindi
c’è una variazione del rapporto tra gruppi amminici e gruppi
carbossilici.
Diminuendo la quantità dei gruppi carbossilici aumentano le
cariche positive (dovute all’eccesso di gruppi amminici) quindi
il P.I. aumenta.
Il P.I. della pelle in trippa è 5,5 dopo la concia con solfato
basico di Cr il P.I. del cuoio diventa 6,5-7. Questo valore
dipende anche dal tipo di mascherante eventualmente utilizzato.
Lasciando poi le pelli a magazzino per qualche settimana in modo
da permettere la reazione di oxalazione il P.I. si abbasserà a
5-5,5. |
|
 |
|
In questa ipotetica reazione
si vede come il collagene al P.I. reagisce con il cromo
monobasico che contiene anche un gruppo mascherante (M) il quale
annulla la carica totale del complesso (in questo caso M come
ione libero deve avere due cariche negative). Le cariche
complessivamente non variano quindi non vi è variazione del P.I.
della pelle. |
|
 |
|
Secondo quest’altra reazione
un cromo monobasico mascherato con carica complessiva positiva
si lega al collagene aumentando le cariche positive totali e
portando in questo modo ad un aumento del P.I.; l’entità di tale
aumento dipende dunque dalla quantità di Cr fissato.
La conoscenza del P.I. della pelle dopo concia assume una
rilevante importanza nello stabilire le condizioni di tintura ed
ingrasso. |
 |