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COLORANTI |
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Nonostante questo capitolo non
interessi direttamente la tecnologia del cuoio, cioè non si
esaminino le influenze dei prodotti sul collagene, è importante
acquisire alcune conoscenze sui diversi tipi di coloranti
esistenti, sulla loro classificazione e composizione chimica. |
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Colorante: si dice di una sostanza in grado di modificare
il colore di un determinato substrato, la sostanza deve essere
colorata ma deve anche essere in grado di legarsi al substrato. |
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Viste le due caratteristiche
richieste una molecola colorante deve avere due funzioni, una
responsabile del colore e l’altra responsabile della fissazione;
esse si chiamano rispettivamente cromoforo
il gruppo che conferisce il colore e
auxocromo il gruppo che lega la molecola del colorante al
substrato da tingere. Un’altra funzione molto importante dell’auxocromo
è quella di rendere il colorante solubile (o di migliorarne la
solubilità) in un dato solvente. |
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Si effettua nell’ambito delle
sostanze coloranti un’altra importante distinzione che le
suddivide in:
• coloranti: sono sempre solubili
in un solvente, qualunque esso sia;
• pigmenti: non sono solubili e per
questo motivo devono essere fissati al supporto tramite
resine nelle sono dispersi;
• lacche: presentano
caratteristiche intermedie tra le due classi precedenti,
chimicamente sono sali solubili di coloranti insolubili. |
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CROMOFORI |
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Si tratta dei gruppi
responsabili del colore, devono essere in grado di assorbire una
frazione della radiazione visibile; per fare questo devono
contenere degli elettroni mobili.
La banda del visibile è compresa tra 400 e 700 nm, all’interno
di queste lunghezze d’onda stanno tutti i colori rilevabili
dall’occhio umano. Esiste all’interno di questo campo una
correlazione tra la lunghezza d’onda ( )
della radiazione assorbita e il colore osservato che viene detto
complementare |
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nm |
colore
assorbito |
colore
osservato |
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<400 |
U.V. |
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400-435 |
violetto |
giallo-verde |
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435-480 |
blu |
giallo |
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48'-490 |
blu-verde |
arancio |
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490-500 |
verde-blu |
rosso |
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500-560 |
verde |
porpora |
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560-580 |
giallo-verde |
violetto |
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580-595 |
giallo |
blu |
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595-650 |
arancio |
blu-verde |
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650-750 |
rosso |
verde-blu |
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Bisogna tenere presente che
l’occhio umano non ha potere risolutivo e che quindi non è in
grado di distinguere i vari colori quando viene
contemporaneamente colpito da due radiazioni di
diversa; ciò significa che la tabella sopra indicata non ha
valore assoluto ma esistono oltre ai colori puri, dovuti ad una
radiazione monocromatica riflessa, le combinazioni dei diversi
colori assorbiti. |
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L'assorbimento delle radiazioni
nel regione del visibile (350-700 nm) e nel vicino UV (200-350
nm) da parte delle molecole, è in grado di provocare delle
transizioni energetiche degli elettroni esterni della molecola,
sia impegnati che non impegnati in un legame. Gli elettroni
interessati passeranno dallo stato fondamentale ad uno stato
eccitato.
Questi elettroni possono essere:
- di tipo sigma ( ),
costituiti da una nube elettronica addensata lungo l'asse
congiungente i nuclei dei due atomi legati (i legami semplici
sono di questo tipo)
- di tipo pi-greco ( )
costituiti da nubi elettronice che presentano la maggior densità
al di fuori dell'asse che congiunge i nuclei (come avviene nei
legami doppi o trpli)
- elettroni di non legame (n): sono elettroni non impegnati in
alcun legame, come per esempio i doppietti ellettroni presenti
sull'ossigeno o sull'azoto.
Gli elettroni
sono
meno legati e risultano perciò più facilmente eccitabili
rispetto ai sigma; per esempio per eccitare gli elettroni
dell'etilene corrisponde una quantità di energia corrispondente
ad una radiazione di 180nm (UV vicino) contro i 120nm
necessaria per eccitare gli elettroni
. Per
gli elettroni n occorrerà un'energia ancora minore e quindi una
radiazione con lunghezza d'onda maggiore. |
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Se in una molecola sono presenti doppi legami
coniugati, si verifica una delocalizzazione elettronica con
conseguente diminuzione energetica tra un livello e l'altro; per
effettuare transizioni occorreranno quindi radiazioni di minor
energia, quali ad esempio quelle nel campo del visibile.
Normalmente, saranno perciò gli elettroni delocalizzati ad
entrare in gioco, ad esempio quelli che partecipano al legame
del
doppio legame carbonio-carbonio e quelli di un doppietto
elettronico libero dell'azoto o dell'ossigeno. |
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In definitiva una molecola può essere
colorata nel caso in cui siano possibili le transizioni viste,
quindi la molecola deve essere insatura e avere elettroni di non
legame. E’ necessario comunque che i gruppi siano numerosi. |
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L’azobenzene ad esempio
nonostante i numerosi doppi legami non è colorato, bisognerà
agire sull’energia della transizione per renderlo colorato
immettendo nella molecola dei gruppi attivanti come -OH, -NH ,
-NHR, -NR
che andranno ad aumentare la
della
radiazione assorbita riportando così il colore complementare
nello spettro del visibile.
Come per l’influenza dei doppi legami anche questi gruppi
attivanti diminuiscono l’energia della transizione
proporzionalmente al loro numero. |
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Per spiegare il colore sono
state elaborate diverse teorie, la prima è quella di
Witt secondo la quale una molecola
per essere colorata deve possedere almeno un gruppo cromoforo e
per colorare almeno un auxocromo. I cromofori individuati da
Witt sono i seguenti: |
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Questa teoria è stata
considerata valida per molti anni ma si è dimostrato in seguito
che in questo modo si spiegano circa il 50% dei cromofori.
Un’altra teoria è quella di Dilthey-Wizinger secondo la quale la
molecola deve avere un atomo coordinativamente non saturo,
questa teoria è stata elaborata per spiegare le proprietà del
trifenilmetano. |
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Un’ultima teoria è quella
chinoide che untende spiegare l’incupimento dei toni nel caso in
cui si formino dei chinoni. |
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AUXOCROMI |
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L’auxocromo è il gruppo che
legherà la molecola al substrato da tingere e in genere è anche
il responsabile della solubilità.
I principali auxocromi sono il gruppo
ossidrilico -OH e i suoi derivati come -OR, il gruppo amminico
-NH e
suoi derivati come -NHR, -NR ,
-NHC H ,
-NHOH, -NH-NH-, il gruppo solfonico -SO H
e il gruppo carbossilico -COOH.
Gli auxocromi oltre a permettere la fissazione
della molecola sono in grado di aumentare il valore della
lunghezza d’onda della radiazione assorbita (effetto batocromo)
in modo da portare nel campo del visibile una molecola che prima
assorbiva nel campo dell’UV, e per questo non appariva colorata,
oppure di aumentare l’intensità di colore. |
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CLASSIFICAZIONE DEI
COLORANTI |
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Esistono fondamentalmente due
classificazioni dei coloranti, una tecnica nella quale i
coloranti vengono raggruppati a seconda della tecnica di
applicazione, e una chimica che ordina i coloranti in
riferimento alla loro costituzione chimica e quindi in base ai cromofori
che contengono. |
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Classificazione tecnica
1. coloranti acidi
2. coloranti basici
3. coloranti diretti
4. coloranti sostantivi
5. coloranti a mordente
6. coloranti premetallizzati
7. coloranti reattivi
8. coloranti allo zolfo
9. coloranti al tino |
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Classificazione chimica
1. azo coloranti
2. nitroso coloranti
3. nitro coloranti
4. coloranti del difenilmetano
5. coloranti del trifenilmetano
6. coloranti indigoidi
7. coloranti antrachinonici
8. coloranti dello stilbene
9. coloranti azinici
10. coloranti ossazinici
11. coloranti tiazinici
12. coloranti della mono- e triclorotriazina |
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COLORANTI AZOICI |
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Sono coloranti caratterizzati
dalla presenza nella molecola di uno o più gruppi cromofori
–N=N–. Nella molecola possono
essere presenti anche numerosi gruppi azo, si distinguono così
coloranti mono-, di- e triazoici. Ulteriori distinzioni possono
essere fatte nei coloranti contenenti due o più gruppi azo, a
seconda che siano o meno individuabili delle simmetrie.
Rappresentano la più vasta classe di coloranti, circa il 70% del
totale, e sono applicabili a tutti i casi visti nella
classificazione tecnica.
Vengono preparati per diazocopulazione
di una ammina aromatica primaria. La reazione è suddivisa in due
fasi, la prima è la diazotazione
dell’ammina aromatica e la seconda è la
copulazione del sale di diazonio precedentemente ottenuto
con un altro composto aromatico.
Nella diazotazione si utilizza dell’acido nitroso che viene
preparato al momento aggiungendo un acido alogenidrico a nitrito
di sodio, questo procedura è necessaria vista l’instabilità
dell’acido nitroso che si decompone rapidamente. Il vero
attivatore della reazione è comunque lo ione nitrosonio (NO )
dal quale si ottiene il sale di diazonio. |
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La reazione indicata viene comunque riassunta
in: |
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Una volta preparato il sale di
diazonio è fondamentale evitare reazioni secondarie di
decomposizione del prodotto quali ad esempio: |
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Le condizioni più sfavorevoli
per queste tre reazioni sono l’ambiente molto acido (più di
quello necessario alla reazione) e bassa temperatura (si opera
sempre tra gli 0 e i 10°C).
Create le condizioni di massima resa si procede con l’aggiunta
del copulante passivo, completando così con la copulazione la
preparazione del colorante: |
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Il copulante passivo deve
essere un gruppo fortemente attivato
per reagire, l’attivante forte orienterà il gruppo entrante in
posizione orto o para formando in questo modo due isomeri a
struttura diversa che, viste le diverse disposizioni degli
elettroni, presenteranno colori diversi. Ad esempio in una
copulazione con semplice anilina si ha: |
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Le miscele ottenute avranno
composizioni sempre differenti nei due isomeri e le
caratteristiche del colorante non sono visibili sul prodotto ma
sul substrato tinto come fiamme di altre tonalità. Risulta
quindi di fondamentale importanza verificare l’unitarietà del
colore, cioè la quantità e la qualità dei coloranti presenti nel
prodotto preparato.
Il processo di purificazione del colorante è molto complesso e
incide notevolmente sul prezzo del prodotto, si esegue solo in
particolari casi (ad esempio gli indicatori). |
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Azoici acidi |
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Costituiscono una classe molto
numerosa all’interno dei coloranti azoici, sono caratterizzati
dalla presenza del gruppo azo e del gruppo solfonico
generalmente salificato con sodio.
Uno dei più semplici coloranti di questa serie è l’arancio II
che il prodotto della diazocopulazione tra acido solfanilico e
-naftolo. |
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L’arancio II è il monoazoico acido più
prodotto in assoluto, presenta buona solubilità in acqua, con discreta solidità alla luce
e buon potere tintoriale.
Non trova comunque utilizzo nell’industria del cuoio poiché la
molecola è molto piccola e per questo non riesce a instaurare
delle interazioni significative con la fibra. Le piccole
dimensioni rendono l’arancio II un ottimo colorante per la
sezione che viene tinta rapidamente anche se con un colorante
poco legato che può migrare.
Un altro colorante monoazoico acido avente caratteristiche
simili a quello visto prima è l’arancio I, derivato dell’acido
metanilico e del
-naftolo. |
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Azoici diretti |
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Chimicamente hanno la stessa
struttura degli azoici acidi ma, nella classificazione tecnica,
vengono inseriti nei diretti o sostantivi poiché sono in grado
tingere il cotone senza mordenzatura preliminare. Il cotone è
infatti una lunga catena di unità di glucosio che contiene come
gruppi laterali, che potrebbero eventualmente reagire, solo degli
ossidrili; è necessario quindi prima della tintura mordenzare la
fibra con un tannino e poi procedere alla tintura dove il
colorante si fisserà al tannino e non alla fibra. Il tannino è
però poco solido alla luce e per eliminarlo si usano dei
coloranti definiti diretti che possono essere utilizzati anche
senza la mordenzatura preliminare.
L’azoico diretto non reagisce quindi con la fibra da tingere ma
si fissa solo con legami secondari; queste interazioni, per
raggiungere un valore sufficiente e legare così la molecola,
devono essere numerose e la
molecola dovrà avere dimensioni elevate. |
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I capostipiti di questa classe
sono i derivati della benzidina, nella quale entrambe i gruppi
amminici vengono diazotati, si otterrà così un diazoico tipo: |
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Alle estremità della molecola
esistono poi altri gruppi amminici quindi la diazocopulazione
potrebbe eventualmente procedere.
Oltre ai derivati della benzidina altre ammine che venivano
diazotate erano: |
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3-3’ dicloro benzidina |
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3-3’ dimetossi benzidina (dinisidina) |
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3-3’ dimetil benzidina (tolidina)
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Un esempio di colorante molto
utilizzato, anche su cuoio, di questa serie è il nero diretto 38 |
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Tutti questi coloranti danno
tinture relativamente solide; su cotone la resistenza allo
strofinio sia a secco che a umido è molto limitata, col cotone
come già visto si instaurano esclusivamente legami secondari di
debole entità.
Nel caso di tinture su cuoio i gruppi -NH ,
-SO H e
-OH danno legami di tipo ionico.
Tutti i derivati della benzidina sono stati ritenuti cancerogeni
e quindi il loro utilizzo è vietato dal giugno 1995. |
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Posttrattamenti su fibra |
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Sono trattamenti che si
eseguono soprattutto su cotone per migliorare la solidità della
tintura. Tra questi figurano: trattamento con sali metallici,
con tensioattivi, con formaldeide, diazotazione su fibra e
diazocopulazione su fibra. |
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Sali
metallici: si aggiunge alla fibra già tinta un sale
metallico per permettere così che si formino dei complessi col
colorante che siano in grado o di reagire con la fibra o di
ingrossare la molecola rendendola meno solubile. I sali più
utilizzati sono CuSO ,
Al (SO )
e in misura minore Cr SO
e K SO •Cr (SO ) .
Per complessarsi con questi metalli la molecola deve
necessariamente possedere dei gruppi che possano formare
composti chelati, quindi in orto uno rispetto all’altro. Il nero
diretto 38 per esempio non presenta tali requisiti, ma se invece
di far copulare il sale di diazonio con anilina si usasse acido
salicilico sarebbe possibile una struttura chelata. |
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Questo metallo ora stabilmente
legato alla molecola del colorante può legarsi alla fibra, se
questa ne è in grado, o formare un altro legame coordinativo con
un’altra molecola di colorante raddoppiando in questo modo le
dimensioni del colorante. Ottenere una molecola di doppie
dimensioni influisce notevolmente sulle interazioni con la fibra
diminuendo inoltre la solubilità alla quale corrisponde un
miglioramento della solidità al lavaggio.
La scelta del metallo si fa in considerazione dell’influenza che
questo avrà sul tono. L’alluminio non muta il tono ma lo rende
più brillante, al contrario il cromo offusca il colore sommando
al colorante il suo colore verdastro; il rame ha un’influenza
intermedia sul colore ma è decisamente il migliore
nell’incremento della resistenza allo strofinio.
Un inconveniente legato a questo trattamento è legato al fatto che il cuoio finito
deve contenere al massimo 50 mg di metallo per ogni Kg di pelle,
quindi l’aggiunta con un dosaggio accurato. |
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Formaldeide: questo trattamento consiste nell’aggiungere
formldeide,
in bagno rinnovato; il colorante deve avere un
gruppo amminico terminale che non sia stericamente impedito e
che abbia la posizione orto libera. |
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Anche dopo questa reazione si
ha un raddoppio della dimensioni della molecola quindi dei
miglioramenti delle caratteristiche del tutto simili a quelli
ottenuti col trattamento con sali metallici. |
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Tensioattivi cationici: i coloranti utilizzati
generalmente sono anionici, l’aggiunta di tensioattivi cationici
permetterà di formare una coppia ionica che, viste le
ragguardevoli dimensioni, presenterà scarsa solubilità. Si
tratta praticamente di una precipitazione del colorante sulla
fibra. Anche questo trattamento come il precedente va fatto a
tintura ultimata e bagno rinnovato. Nell’industria del cuoio
questo processo si fa utilizzando resine cationiche o invertitori di carica. |
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Copulazione diretta su fibra: il prodotto già tinto verrà
trattato con un sale di diazonio stabilizzato (cioè un sale che
non si decompone in acqua), provocando in questo modo un legame
stabile con la molecola di colorante già fissata e aumentandone
le dimensioni. La reazione in questo caso è una copulazione tra
il sale di diazonio aggiunto e il colorante che in questo caso
sarà il copulante passivo. |
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Diazocopulazione su fibra: in questo caso entrambe le
reazioni di preparazione del colorante si compiono sulla fibra,
sia diazotazione che la copulazione avvengono nel bagno di
tintura.
Questo processo non viene mai utilizzato nell’industria del
cuoio ma esclusivamente nel settore tessile; il miglioramento delle
caratteristiche è notevole e si ottengono solidità generali
paragonabili a quelle ottenute con coloranti reattivi.
Il motivo che esclude questo trattamento dalla tintura del cuoio
è dovuto alla difficile standardizzazione del processo: per ottenere
sempre le stesse caratteristiche devono essere riprodotte tutte
le condizioni (cosa alquanto difficile nell’industria
conciaria). |
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Azoici a mordente,
metallizzati e premetallizzati |
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La caratteristica di questi
coloranti è quella di formare dei complessi con dei metalli.
La formazione di questi complessi è dovuta alla
presenza di gruppi -COOH, -NH
e -OH in posizione o-o’ rispetto al gruppo azoico. |
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X e X’ indicano
-COOH, -NH2,
-OH e
possono essere uguali o diversi |
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Anche se in via teorica sarebbero possibili
tutte le combinazioni, praticamente si conoscono solo coloranti
contenenti nella molecola il gruppo salicilico (a), o l’o-o’
diidrossiazoico (b) oppure o-o’ idrossiamminoazoico (c). |
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I coloranti che sono in grado
di complessarsi con un metallo sono detti
coloranti a mordente, per questo il processo di tintura
con questi prodotti viene detto
mordenzatura.
La reazione colorante-metallo viene detta
metallizzazione e può avvenire nel bagno di tintura o
essere già stata fatta precedentemente (in questo caso i
coloranti prendono il nome di
premetallizzati).
Una classificazione di questi coloranti viene fatta a seconda
del rapporto tra atomi di metallo e molecole di colorante
presenti nel complesso. Si distinguono così:
- coloranti 1:1, cioè una molecola
di colorante ogni atomo di metallo
- coloranti 1:2, cioè due molecole
di colorante ogni atomo di metallo
- coloranti 2:3, si tratta di una
combinazione di un complesso 1:2 e uno 1:1 |
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esempio di complesso 1:1 |
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esempio di complesso 1:2 |
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Il premetallizzato del tipo
1:2 è di dimensioni notevoli rispetto a quello 1:1 (praticamente
doppie) per questo presenta solo un effetto di tintura
superficiale.
I coloranti della serie 1:1 hanno caratteristiche tintoriali
maggiori (resistenza a strofinio, lavaggio), il metallo è in
grado di instaurare dei legami secondari con la fibra, aumentando
in questo modo la coesione. Un simile effetto non è possibile
nel caso di complessi 1:2 visto che il metallo è totalmente
circondato dal colorante e quindi la fissazione avviene
esclusivamente ad opera dei gruppi presenti nella molecola del
colorante.
Il colorante avente gruppi in o-o’ liberi, quindi un
metallizzabile non metallizzato, ha minore solidità alla luce;
infatti una radiazione può provocare la rottura omolitica del legame, così che tra i due atomi di
azoto rimane esclusivamente un legame
che è
libero di ruotare su se stesso, il legame
potrebbe riformarsi nella condizione in cui i sostituenti sono
in posizione contrapposta provocando in questo modo una
alterazione del colore. |
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Una volta rotto il legame
la
reazione potrebbe procedere anche diversamente fissando una
molecola d’acqua all’azoto e trasformando in questo modo il
gruppo azoico in un gruppo idrazo che, non avendo legami
,
rende la molecola non colorata. |
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L’energia necessaria a rompere il legame
e
formare il biradicale viene aumentata dopo la reazione di
metallizzazione e corrisponde all’energia di una radiazione di
lunghezza d’onda superiore a quelle delle condizioni normali di
irraggiamento, quindi le tinture che utilizzano coloranti a
mordente sono molto stabili alla luce.
Questa azione del metallo interessa solo i coloranti aventi i
sostituenti in o-o’, non è il caso dei derivati dell’acido
salicilico nei quali il gruppo azoico non è coinvolto in legami
col metallo. |
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Azoici basici |
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Si tratta di un gruppo molto
ristretto di coloranti il cui utilizzo è poco diffuso e in via
di esaurimento. Essi non contengono come auxocromi gruppi
carbossilici o gruppi solfonici ma gruppi amminici.
Il più vecchio di questa serie risale al 1860 ed è il giallo
solvente 1 conosciuto anche col nome di giallo anilina. |
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All’interno dei coloranti
azoici basici viene identificato anche un altro gruppo, le
cosiddette crisoidine delle quali il più semplice componente è
l’arancio basico 2 detto anche crisoidina y. |
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Tra le crisoidine più semplici
è compreso anche il bruno basico 1 o bruno Bismarck G. |
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Osservando le formule di
struttura degli ultimi tre coloranti citati è possibile
verificare l’influenza degli auxocromi sul colore, infatti
partendo dal giallo solvente 1 e procedendo con l’aggiunta di un
gruppo amminico il tono si sposta progressivamente verso il
rosso. |
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Pigmenti e lacche della
serie azoica |
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I pigmenti di derivazione
azoica costituiscono il 90% dei pigmenti organici in commercio;
ne esistono sia di toni chiari che scuri e hanno come
caratteristica peculiare un’ottima solidità alla luce.
La preparazione dei pigmenti avviene tramite reazioni identiche
a quelle viste per la preparazione dei coloranti ma in questo
caso i composti non contengono gruppi solubilizzanti e per
questo non manifestano solubilità in alcun solvente.
Le lacche invece sono sali insolubili, generalmente di bario o
calcio, di coloranti azoici acidi solubili. Il tono delle lacche
è diverso da quello del rispettivo colorante ed è per questo
motivo che bisogna porre particolare attenzione in fase di
tintura alla durezza dell’acqua. Una massiccia presenza di
calcio nel bagno di tintura potrebbe formare delle lacche che
sono distinguibili come macchie di tonalità diversa dal resto
della fibra. |
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NITROSO COLORANTI |
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I nitroso coloranti
rappresentano un piccolo gruppo di coloranti caratterizzati
dalla presenza del gruppo nitroso
(-NO) associato all’-OH fenolico in posizione orto. Una simile
struttura è in equilibrio tautomerico con una seconda forma
detta chinonossina. |
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Composti con un gruppo di
questo tipo, soprattutto nella forma chinonossinica, sono in grado
di formare dei complessi coi metalli, si tratta quindi di tipici
coloranti a mordente. |
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I coloranti di questa serie
vengono definiti poligenici, il loro colore è funzione del
metallo utilizzato per formare il complesso; attualmente in
commercio sono ancora presenti esclusivamente prodotti
mordenzati con ferro, col quale formano lacche verdi, mentre con
il
cromo formano lacche brune.
Il più semplice è il verde mordente 4 o verde stampa, che
chimicamente è un
-nitroso
-naftolo. |
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Il più semplice è il verde mordente 4 o verde stampa, che
chimicamente è un
-nitroso
-naftolo.Non viene più utilizzato se
non in chimica analitica come reattivo per la determinazione del
cobalto.
Viene utilizzato invece il verde
pigmento 8 o verde pigmento B che è il pigmento del verde
mordente 4 con il ferro bivalente. |
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Questo pigmento trova ancora
utilizzo come colorante a dispersione data la buona solidità
alla luce e il basso costo, nonostante ci sia la tendenza a
sostituirlo con i pigmenti della serie delle ftalocianine. |
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NITRO COLORANTI |
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Il cromoforo caratteristico di
questi coloranti è il gruppo nitro
(-NO ) in
posizione orto rispetto all’ossidrile fenolico o ad un gruppo
imminico (-NH-).
Il più vecchio colorante artificiale di questa serie è l’acido
picrico (2,4,6 trinitrofenolo) che risale al 1770. Trovava
impiego nella tintura di lana e seta in color giallo verdastro,
fu in seguito trascurato per la sua scarsa solidità alla luce.
Sono state in seguito individuate due sottoclassi dei nitro
colorant,i a seconda che contengano i gruppi OH o NH si
distinguono in idrossinitrocoloranti e in imminonitrocoloranti. Tra i primi
uno dei più semplici è il giallo acido 24 detto anche giallo
Martins. |
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COLORANTI DEL
DIFENILMETANO |
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Sono coloranti basici
caratterizzati dalla presenza del cromoforo
chetoimminico, vengono considerati
derivati del difenilmetano al quale vengono sostituiti i due
idrogeni con un gruppo chetoimminico. |
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gruppo chetoimminico |
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Una sostanza che contiene
esclusivamente il cromoforo chetoimminico non è colorata, per
diventarlo si devono aggiungere agli anelli aromatici dei gruppi
attivanti (in genere gruppi amminici semplici o sostituiti)
disposti su uno o entrambi i gruppi aromatici ma sempre in
posizione para rispetto al gruppo chetoimminico; i coloranti più diffusi prevedono la sostituzione su entrambe
gli anelli. In commercio si trovano solo due coloranti il giallo
basico 2 (aurammina O) e il giallo basico 3 (aurammina G). |
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Il giallo basico 2 è colorante
poco solido alla luce, agli acidi e agli alcali, che però dà
tintura di color giallo intenso; il giallo basico 3 invece
presenta uguali solidità generali ma tinge in giallo verdastro. |
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COLORANTI DEL
TRIFENILMETANO |
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Costituiscono una classe molto
numerosa di sostanze coloranti caratterizzate dalla presenza
nella loro molecola di tre gruppi aromatici uniti allo stesso
atomo di carbonio, i loro cromofori sono o il
gruppo del fucsone o il
gruppo della fucsonimmina. |
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Gli altri due anelli aromatici
presenti sono generalmente sostituiti in para con gruppi
ossidrilici o gruppi amminici semplici o sostituiti.
A seconda del cromoforo presente sono stati individuati due
sottogruppi: |
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Serie del fucsone |
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A seconda che nelle posizioni
para ci siano uno o due OH questa serie viene suddivisa in due
sottoserie, quella della benzaurina (un solo OH) e quella della
aurina (due OH).
I più utilizzati tra i coloranti aventi come cromoforo il
fucsone sono quelli che derivano dall’acido salicilico e possono
quindi essere mordenzati con un metallo. |
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I derivati della benzaurina
sono quasi tutti blu mentre quelli della aurina hanno tono
violetto. |
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Serie della fucsonimmina |
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A seconda che nelle posizioni
para ci sia uno o due gruppi amminici si possono individuare due
sottoserie, malachite (un solo gruppo -NH )
e la fucsina (due gruppi -NH ).
Il più semplice della serie appartiene alla sottoserie della
malachite ed è il violetto di Doebner.
Questo, tetrametilato, fornisce un altro importante colorante che
è il verde basico 4 (o verde malachite) che veniva molto
utilizzato nella tintura del cotone previamente mordenzato con
un tannino. Oggi questo colorante è stato eliminato perché
ritenuto cancerogeno. |
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I coloranti del trifenilmetano
sono coloranti basici ma esistono anche coloranti acidi di questa
serie, che si ottengono per solfonazione di quelli basici.
Trovavano utilizzo nella tintura di fibre proteiche, anche se non
sono particolarmente solidi alla luce e agli alcali. Vengono
ancora utilizzati come inchiostri per il basso costo, per il
loro elevato potere tintoriale e perché danno toni intensi e
brillanti. |
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Nell’industria conciaria si
usa il violetto basico 3, che
chimicamente è il derivato completamente metilato del violetto
basico 14, mischiato col giallo Luganil CCG per determinare la
carica superficiale del cuoio.
Si procede lasciando cadere una goccia della miscela dei due
coloranti sul cuoio, a seconda della colorazione assunta si
stabilisce se in quel momento la superficie è al di sopra o al
di sotto del P.I. Le combinazioni possibili sono:
- goccia completamente viola: la superficie non ha carica P.I.
del cuoio
- centro della goccia viola e esterno giallo: la superficie ha carica
negativa pH>P.I.
- centro della goccia giallo e esterno viola: la superficie ha carica
positiva pH<P.I.
Questo diverso comportamento dei due coloranti in funzione della
carica è dovuto all’affinità con la carica elettrica del cuoio,
infatti il viola utilizzato è un colorante basico del
trifenilmetano mentre il giallo è un azoico acido. |
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COLORANTI INDIGOIDI |
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Il nome è dovuto all’indaco, colorante
naturale caratterizzato dal cromoforo |
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dove X è un gruppo aromatico
più o meno complesso.
Rispetto al doppio legame può essere individuato un piano di
simmetria e quindi i coloranti si possono distinguere in
simmetrici ed asimmetrici, a seconda che X sia uguale da entrambe
le parti o diverso.
Dato che è presente un doppio legame possono esistere due forme
isomere (cisoide e transoide).
Il più semplice rappresentante di questa classe è l’indaco il
cui derivato sintetico si chiama blu tino 1 . |
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L’indaco può essere estratto
da vegetali sotto forma di glucoside, detto anche indicano, si
tratta di un estere col glucosio che viene idrolizzato con acqua
ottenendo in questo modo glucosio e indossile, il quale per
ossidazione in aria darà l’indaco. |
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Oggi l’indaco si ottiene per
sintesi, si tratta di una polvere cristallina blu con riflessi
ramati che non è solubile in acqua, in acidi o in alcali ma solo
in solventi ad alto punto di ebollizione; per queste sue
caratteristiche verrebbe classificato più esattamente tra i
pigmenti piuttosto che tra i coloranti. Viene utilizzato invece
come colorante al tino, si procede infatti ad una ossidazione
con soda e solfuro di sodio (o solfito o bisolfito) ottenendo
l’indaco ridotto o indaco bianco. L’indaco ridotto è solubile in
acqua in ambiente alcalino ed è trasferibile quindi su fibra
tramite un bagno. |
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La fibra viene impregnata di
indaco ridotto, se ne lava l’eccesso, e si espone il substrato
impregnato all’aria provocando l’ossidazione a indaco; si tratta
in pratica di una precipitazione microcristallina su fibra.
Tra i coloranti non azoici gli indigoidi costituiscono una
classe molto importante, si utilizzano prevalentemente per la
tintura del cotone non mordenzato e in particolare del tessuto
jeans.
Si possono ottenere tutti i toni, dal giallo al nero, ma in
generale questi coloranti presentano un’elevata stabilità alla
luce, agli acidi e alle basi, scarsa al lavaggio, agli ossidanti
e ai riducenti.
Un derivato caratteristico dell’indaco è il dibromo derivato. |
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Questo composto prendeva
anticamente il nome di porpora; è un pigmento ottenuto
da alcuni molluschi e tinge in rosso molto intenso.
Una variante utilizzata dell’indaco è il tioindaco |
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Non possono essere utilizzati
nella tintura del cuoio perché l’impregnazione tramite bagno può
essere fatta solo quando il colorante è ossidato e quindi a pH
alcalino. |
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COLORANTI ANTRACHINONICI |
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I coloranti di questa classe contengono il
cromoforo antrachinonico inserito
in un sistema più o meno complesso |
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Tecnicamente possono essere
acidi, a mordente, al tino, a dispersione, pigmenti o lacche.
I coloranti a mordente di questa serie sono in genere
poligenetici le cui tonalità variano dal rosso al porpora al
blu.
Il più noto della serie è il rosso mordente 11 o alizarina |
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Si tratta di un tipico
colorante a mordente poligenetico, forma infatti con Ca, Ba e Sr
delle lacche rosso porpora, con Al rosso-rosa, con Cr e Cu
lacche bruno violetto, con Fe trivalente e Hg lacche
nero-violetta.
La più importante lacca dell’alizarina è quella con l’Al
ottenuta in presenza di olio di ricino solfonato e prende il
nome di rosso turco o rosso di Adrianopoli (si tratta di una
lacca premetallizzata 1:2). |
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Altri coloranti a mordente
della serie sono l’arancio mordente 14 o arancio alizarina e il
bruno mordente 42 |
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Dalle formule dei due
coloranti e dai loro toni possiamo notare come varia il colore
col cambiamento dei sostituenti. Il gruppo nitro è un
elettron-attrattore (disattivamente) quindi è necessaria più
energia per far avvenire la transizione, l’assorbimento si
sposterà verso il blu e quindi il complementare verso toni più
chiari.
I coloranti acidi di questa serie si ottengono per solfonazione
dei rispettivi coloranti a mordente; quelli al tino invece
derivano dalla riduzione del gruppo antrachinonico a fenolico
dove successivamente verrà ripristinato il cromoforo chinonico. |
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Anche in questo caso i
coloranti al tino sono resistenti al lavaggio ma non molto agli
ossidanti. |
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COLORANTI DELLO STILBENE |
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Si tratta di derivati di
modesta importanza tintoriale, il loro impiego fondamentale non
è quello di coloranti ma di candeggianti
ottici.
Questa loro proprietà li rende ampiamente utilizzati nel
lavaggio per far apparire all’occhio il supporto più bianco; il
senso del bianco è dovuto in particolare alla presenza del blu e
del giallo piuttosto che del verde e del giallo. Questi
candeggianti ottici sono sostanze in grado di assorbire
radiazioni nel campo degli U.V. e di riemetterle nella zona del
visibile e, in particolare, nel campo dei blu, il supporto
risulta così più bianco alla luce del giorno e fluorescente di
notte.
Fanno parte dei coloranti dello stilbene anche gli azzurranti,
sostanze in grado di far virare il colore verso il blu.
Un azzurrante deve possedere le seguenti caratteristiche:
1. manifestare il suo effetto a concentrazioni molto basse;
2. rimanere fissato al substrato anche dopo qualche lavaggio;
3. manifestare ottima stabilità alla luce;
Chimicamente i candeggianti ottici più utilizzati sono lo
stilbene e i suoi derivati e i derivati della cumarina. |
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COLORANTI AZINICI |
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Il cromoforo a cui fanno
riferimento è il gruppo azinico
generalmente inserito in un composto, poi sostituito, del tipo
dibenzopirazina (o fenazina). |
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Sono necessari degli auxocromi
posti in meta rispetto all’azoto per ottenere un colorante.
I più utilizzati di questa serie sono le induline, le nigrosine
e il nero di anilina. La nigrosina si forma per reazione del
nitrobenzene con anilina in presenza di ferro e cloruro ferroso;
la tonalità ottenuta dipende dalla temperatura e dal tempo della
reazione ma si ottengono sempre toni scuri come blu-nero e nero.
La loro struttura chimica non è nota, si tratta di una miscela
di diversi composti che si vengono salificati con sodio.
Le nigrosine vengono utilizzate nella tintura del cuoio come
coloranti di sezione; sono scarsamente solidi alla luce.
Il nero di anilina si ottiene per ossidazione dell’anilina e
altri suoi derivati; si ottengono in questo modo coloranti neri
che hanno trovato largo impiego nella tintura e stampa del
cotone. La costituzione chimica di questi composti non è nota ma
si ammette comunque la presenza di diversi gruppi azinici.
Tecnicamente una tintura con nero di anilina viene eseguita
impregnando la fibra con i composti da ossidare e si procede poi
alla ossidazione con bicromato in presenza di sali di rame e
ferro come catalizzatori. Il processo può essere svolto sia a
caldo che a freddo, i tempi vengono però notevolmente allungati
lavorando a freddo.
Il difetto comune a tutti questi coloranti è che col trascorrere
del tempo tendono ad inverdire, per evitare tale fenomeno si
procede con una seconda tintura con anilina e successiva
ossidazione.
Nel settore conciario simili processi non hanno trovato
sviluppo. |
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COLORANTI OSSAZINICI E
TIAZINICI |
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Contengono sempre il cromoforo
azinico al quale però un atomo di
azoto è stato sostituito con un atomo di ossigeno (ossi) o con
un atomo di zolfo (tio). |
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Si riportano le formule di
struttura di alcuni coloranti rappresentativi della serie: |
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COLORANTI ALLO ZOLFO |
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Sono coloranti ottenuti per
azione dello zolfo o dei solfuri su diverse sostanze organiche.
In genere il prodotto di questa reazione non è solubile in acqua
ma lo diventa dopo trattamento con solfuri o altri riducenti, il
risultato della riduzione sono dei leucoderivati solubili, ossia
le forme ridotte di coloranti al tino. Tecnicamente i coloranti
allo zolfo sono tutti coloranti al tino e quindi vengono
applicati sul substrato da tingere nello stesso modo
dell’indaco.
Il prodotto non solubile, può divertarlo dopo solfonazione, che è
possibile eseguire sulla sostanza organica di partenza ma anche
sul pigmento finale.
I toni possibili variano dal giallo al nero con praticamente
tutti gli intermedi. Nell’industria conciaria vengono ampiamente
utilizzati i neri solubili come coloranti per tinture in
sezione. Uno dei più utilizzati è il bruno S1 ottenuto fondendo
con zolfo e solfuro di sodio materiali di natura cellulosica o
oli grassi e acidi grassi. Il composto ottenuto tinge dal giallo
bruno al bruno oliva a seconda della temperatura di fusione.
I neri si ottengono dai nitrofenoli o amminofenoli fusi con
zolfo e solfuri a temperature variabili dai 100 ai 200°C.
L’inconveniente riscontrabile in questo tipo di coloranti è
legato all'eventuale presenza di zolfo non reagito che viene
cristallizzato insieme al colorante e quindi immesso nella
lavorazione. Lo zolfo contenuto è in grado di migrare in sezione
e quindi di risalire durante la fase di asciugaggio, provocando
dei fenomeni di fluorescenza. Un repus di zolfo è facilmente
riconoscibile perché si presenta come un riflesso giallastro,
che è possibile asportare e identificare dall’elevato punto di
fusione (il p.f. dello S è 119°C). Altri tipi di repus potrebbero
essere dovuti a sali (quindi si distingue il cristallo) oppure a
cere o ingrassi, questi ultimi presentano comunque un punto di
fusione molto diverso da quello dello zolfo e perciò, anche
creassero un’identica fluorescenza, vengono discriminati dal
punto di fusione.
Nella tintura del cuoio sono utilizzati come coloranti di
sezione e per questo motivo devono essere aggiunti in quantità
abbastanza elevate, indicativamente 3% per tingere in superficie,
al quale bisogna aggiungere un altro 3% se si desidera una
tintura passante. |
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COLORANTI REATTIVI |
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Sono coloranti che
appartengono a diverse classi chimiche, nella molecola tutti
contengono un gruppo in grado di formare col substrato un legame
covalente. La fissazione mediante legami covalenti garantisce
una stabilità elevata e delle solidità estreme al lavaggio sia
in acqua che a secco. Per contro presentano lo svantaggio che,
una volta fissati alla fibra, non è più possibile correggerne il
tono.
In commercio sono presenti diversi prodotti di questo tipo,
chimicamente possono essere schematicamente rappresentati nel
modo seguente: |
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Col–X–R–Y |
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dove Col è la parte colorata
R gruppo reattivo
Y parte del gruppo
reattivo che verrà sostituita dalla fibra
X gruppo che collega la
parte reattiva e la parte colorata della molecola
Secondo una simile definizione X e Y potrebbero anche non
esserci. |
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Il meccanismo di reazione è
sempre il medesimo qualunque sia il colorante e la fibra con la
quale si formeranno i nuovi legami. Nella reazione A rappresenta
la parte della fibra che viene sostituita dal colorante. |
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Ad esempio nel caso del
collagene la reazione potrebbe essere: |
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I gruppi R di maggior
importanza sono derivati della:
• mono- e diclorotriazina:
derivano dalla di- o triclorotriazina alla quale ad un atomo di
cloro è stata sostituita la molecola colorata |
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La parte cromogena può essere
colorante azinico, antrachinonico o derivato delle ftalocianine.
La parte colorante può essere fissata alla frazione reattiva
mediante un gruppo (X) del tipo –SO – o
–NH– o
–CO–NH–.
• di- e tricloropirimidina:
sono coloranti la cui parte reattiva deriva dalla pirimidina
sostituita, le loro formule generali sono: |
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le due classi esaminate reagiscono con le
fibre in maniera analoga: |
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Le due reazioni mettono in
evidenza quali siano i gruppi reattivi della molecola. Per le
fibre cellulosiche la reazione prevede che il gruppo -OH sia
salificato, non si tratta di un acido forte e quindi la
formazione dello ione avviene a pH molto elevati.
Nella tintura delle fibre proteiche i gruppi amminici non devono
essere protonati e quindi si lavora ad un pH superiore al P.I.,
lavorando lana e seta non esistono problemi legati alla
degradazione alcalina e quindi è possibile lavorare a pH 10
senza compromettere le caratteristiche del prodotto finito, nel
trattamento del cuoio non è possibile operare a pH superiore a 8
altrimenti viene diminuita eccessivamente la resistenza allo
strappo e si altera la fermezza del fiore.
Si deve evitare una reazione secondaria che degrada il colorante
reattivo in ambiente alcalino: |
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il prodotto di questa reazione
non presenta più le caratteristiche di un colorante reattivo, la
sua fissazione torna ad essere legata ai gruppi presenti nella
parte Col della molecola. I legami che il colorante potrà ora
instaurare con la fibra sono paragonabili a quelli di un normale
colorante e quindi anche le caratteristiche di solidità generali
torneranno a valori standard.
• esteri solforici dei
-idrossietilsolfoni:
la loro formula generale è |
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Col–SO2–CH2–CH2–O–SO3H |
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prima di utilizzarli è necessario
trasformarli nei corrispondenti vinilsolfoni la cui formula
generale è |
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Col–SO2–CH=CH2 |
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• acrilammidici:
la parte reattiva della molecola è la stessa che si forma nella
classe precedente ma cambia la struttura che lega la parte
cromogena alla parte reattiva |
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Col–CO–NH–CH=CH2 |
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I coloranti appartenenti a
queste ultime due serie si fissano alle fibre mediante una
reazione di addizione al doppio legame. |
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Anche in questo caso sia le
fibre cellulosiche che quelle proteiche devono essere preparate
in ambiente di reazione a pH alcalino; si ripresentano in questo
caso gli stessi inconvenienti esaminati per le reazioni
precedenti.
• epossidici e etilimmina:
presentano la seguente struttura |
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la reazione di fissazione alla
fibra è sempre un’addizione |
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Le tinture con coloranti
reattivi permettono di ottenere solidità molto alte; i risultati
sono inversamente proporzionali alla quantità di coloranti non
reagito con la fibra che è comunque rimasto fissato mediante
legami secondari. La frazione non reagita può essere asportata
mediante lavaggio, ma l’eliminazione non è mai totale. |
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