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CALCINAIO E
DEPILAZIONE |
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Si procede
con questa operazione al termine del rinverdimento; i due
processi di calcinaio (calcinazione) e depilazione possono essere condotti
singolarmente, ma nella maggior parte dei casi avvengono
simultaneamente. |
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solubilizzare le proteine globulari residue
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idrolizzare parte delle catene polipeptidiche in modo da
permettere un rilassamento della struttura proteica
•
saponificare i grassi in modo da favorirne l'estrazione
•
determinare un rilevante gonfiamento della pelle che comporti la
formazione di spazi tra le fibre che verranno sfruttati per la
penetrazione del conciante.
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La depilazione viene divisa in due gruppi fondamentali,
con mantenimento del pelo
o con distruzione del pelo. |
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CALCINAIO CON MANTENIMENTO
DEL PELO |
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Questo tipo di operazione viene condotto nei pochi casi in cui
si voglia recuperare il pelo per un possibile riutilizzo. A tale
scopo si utilizzano enzimi, idrato di calcio, ammine
o semplicemente temperature elevate.
Le cheratine del bulbo del pelo sono più deboli di quelle
dell'asta e anche del collagene; per questa loro fragilità
vengono rapidamente idrolizzate da enzimi. Dato che
l'azione enzimatica sulla pelle non è specifica,
verrà idrolizzato anche parte del collagene col rischio quindi
di ottenere un prodotto finito con scarse proprietà meccaniche.
Se le pelli sono ben conservate si avrà un indebolimento della
fibra ma se le pelli sono mal conservate l'aggiunta di enzimi va
ad aggiungersi alla putrefazione già iniziata in conservazione,
rischiando di avere delle vere e proprie solubilizzazioni locali
della fibra, o delle zone di fiore rovinato.
Più vantaggiose, ma decisamente meno economiche vista la loro
complessa preparazione sono le ammine del tipo [(CH3)2NH2]2SO4:
questo composto in acqua forma la dimetilammina che è riducente e
riesce a disgregare le cheratine della radice del pelo col
vantaggio di non avere il rischio di esalazioni di acido
solfidrico; si ha però una reazione sgradita tra le ammine in
fase vapore e gli ossidi di azoto con la formazione di N-nitroso
ammine (R-NH-NO) che sono cancerogene.
Il riscaldo, cioè l'uso di alte temperature, viene utilizzato solo nel caso in cui il valore
commerciale del pelo superi quello della pelle, questo è il caso
dell'angora e della lana merinos. Sono previsti due diversi
metodi, il primo prevede l'appendimento delle pelli in camere
termostatate a 27-30°C finché dalle pelli non comincia a
trasudare una sostanza di odore ammoniacale derivante dalla
putrefazione della pelle che è localizzata particolarmente
intorno al bulbo del pelo. A questo punto il pelo non possiede
più un attacco efficace e quindi può essere estratto anche per
semplice trazione. Tale trazione viene esercitata grazie alla
macchina a purgare, si tratta di un macchinario molto simile ad
una scarnatrice munita però di rulli in gomma.
Nella pelle così trattata è iniziato il processo di putrefazione
perciò in una partita dovranno essere selezionate quelle in cui
il processo idrolitico ha compromesso in maniera minore la
pelle, solo queste procederanno nella lavorazione.
Altro metodo che sfrutta il riscaldamento consiste
nell'immergere la pelle in acqua calda a circa 50-60°C per 30
secondi, la temperatura è di poco superiore a quella di
gelatinizzazione, processo che avviene solo superficialmente
visto il breve tempo di immersione.
Questa gelatinizzazione facilita il distacco del pelo e
contemporaneamente permette un migliore controllo del processo
di putrefazione. Trattamenti simili vengono adottati solo nel
caso di pecore (dalle quali si ottengono lane di concia) o
animali in cui il pelo costituisca la parte più preziosa della
pelle. |
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CALCINAIO CON
SOLUBILIZZAZIONE DEL PELO |
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Viene
condotto mediante un attacco chimico del pelo, in modo da
facilitarne il distacco dalla pelle.
Questa reazione avviene mediante riducenti forti in presenza di
alcali o con ossidanti, per questi ultimi il pH della bagno
viene scelto a seconda della loro natura.
I processi ossidativi sono possibili in via teorica ma non sono
mai stati applicati a livello industriale; i riducenti sono più
sicuri, più studiati e più economici.
Nei processi riduttivi la sostanza riducente
è sempre accoppiata ad una base forte; le basi più utilizzate sono NaOH e
Ca(OH)2. |
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Basi utilizzate |
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L'idrato
di calcio viene ottenuto dalla calce, la quale deriva
dall'arrostimento del carbonato di calcio a 800°C. |
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L'utilizzo di calce spenta viene giustificato dal fatto che la
reazione tra ossido di calcio e acqua è fortemente esotermica e
quindi potrebbe portare la temperatura del bagno ad un livello
superiore alla temperatura di gelatinizzazione (che in questo
momento è di 40°C).
L'idrato di calcio ha una solubilità di 1,28 g/l, per il suo
impiego nell'industria conciaria questa sua bassa solubilità
costituisce un vantaggio poiché permette di tamponare il pH
intorno al valore ideale. Non si supererà mai il pH ottenuto da
una soluzione 1,28 g/l (corrispondenti a 0,0173 M) che è di
12,54. |
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Viene
aggiunto circa il 3-5% sul peso coda che corrisponde in un bagno
del 200% di acqua al 1,5-2,5% sul bagno (quindi 15-25 g/l).
Questo eccesso serve come riserva, parte dell'idrato dissociato
nel bagno verrà consumato dalla reazione di saponificazione dei
grassi e parte dalla reazione di idrolisi dei legami peptidici
della catena, altro ancora sarà neutralizzato dall'anidride
carbonica dell'atmosfera. L'idrato consumato viene così in
continuo ripristinato dal corpo di fondo grazie all’equilibrio.
La calce ha un prezzo (al Kg) minore della soda, ma nel costo di
ricettazione la soda permette un risparmio. L'aggiunta di uno
0,1% sul peso coda porta già ad un pH di 12,4, la dose massima
può essere 0,4% che dà pH di 13.
La soda come base forte dovrà essere pesata ed aggiunta molto
accuratamente in modo da evitare danni sulla pelle; il pH deve
essere inoltre controllato ogni 3-4 ore in modo da ripristinare
il valore ottimale. |
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Riducenti |
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I
riducenti più utilizzati sono il solfuro e il solfidrato di
sodio; nei prodotti commerciali si trovano in concentrazioni
rispettivamente del 60-62% e del 70-71%; il rimanente è acqua di
cristallizzazione, entrambe vengono preparati per via
elettrolitica.
L'unica impurezza presente in questi prodotti che possa
interferire con le lavorazioni conciarie è il ferro, presente
sotto forma di solfuro ferroso di colore nero; le macchie
provocate dal ferro si vedono in pikel, sono nere e non possono
essere eliminate. Il contenuto limite espresso in Fe è di
300-400 mg/Kg.
Il solfuro di sodio contiene il 24,6% di S, mentre il solfidrato di
sodio contiene il 40% di S su 100 parti di prodotto commerciale.
Sono stati provati anche numerosi altri prodotti, come solfito
di sodio, acido tioglicolico, derivati della tiurea e mercaptani.
Alcuni di questi come ad esempio il solfito presentano scarsi
effetti depilanti, non producono più idrogeno solforato ma bensì
anidride solforica, che non è tossica come il primo ma è pur
sempre dannosa.
Gli altri hanno effetto comparabile al solfuro ma costi troppo
alti, il loro utilizzo non è industrialmente giustificato.
Il riducente più utilizzato è il solfuro di sodio, in soluzione
acquosa si comporta come una base e può essere presente in tre
specie a seconda del pH. Lo si può trovare come solfuro,
solfidrato e/o acido solfidrico. È possibile calcolare la
concentrazione delle diverse specie in funzione del pH tramite
alcune formule, il comportamento delle tre specie viene però
meglio compreso da un grafico. |
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Si nota
chiaramente dal grafico quali sono le specie predominanti ai
relativi valori di pH: pH<7 H2S
7<pH<14 HS-
pH>14 S2-.
Dato un valore di pH si possono quindi calcolare le rispettive concentrazioni delle specie presenti, si vede comunque che al pH di
saturazione della calce la specie predominante è il solfidrato.
La specie tossica di queste è l'idrogeno solforato, la sua
esalazione diviene percettibile a pH minori di 10.5, si deve
cercare di non portare mai questo bagno ad un pH inferiore a 8
altrimenti le concentrazioni diventano tossiche. |
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Nel pelo è presente la cheratina.
Una proteina per essere classificata come una cheratina deve
contenere dei gruppi cistina (-S-S-) abbastanza frequenti e presentare
stabilità agli agenti ambientali (la cheratina è una delle
proteine più stabili):
6% cistina nella lana
9-10% cistina nel pelo bovino
10-11% nei capelli
Nel pelo il ponte disolfuro della cistina
viene ridotto e quindi si ottengo due gruppi cisteina (-SH)
nella catena laterale i quali salificano in presenza della base: |
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La reazione per essere
sfruttata industrialmente deve avvenire spontaneamente da
sinistra verso destra e in tempi accettabili. |
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Perché si verifichi la
riduzione della cistina sono necessari almeno -0,35v, questo
potenziale deve essere mantenuto anche finché i gruppi
cisteinici sono in soluzione altrimenti si riforma la cistina
che è solubile solo come sospensione.
In condizioni operative ordinarie, cioè con circa 2% di solfuro
di sodio ottengo un potenziale di -0,6v.
Per concentrazioni normali di solfuro, cioè circa 0,1 M, il
valore minimo di pH affinché avvenga la reazione da sinistra
verso destra, è 10-10,5, affinché avvenga in tempi accettabili
deve essere compreso tra 11 e 13. Il pH della calce risulta
essere quindi l'ideale per questa reazione. |
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A pH 12,5 la reazione ha la
sua velocità massima, ma da pH 13 la concentrazione salina è
troppo elevata e la reazione non avviene.
È necessario evitare di mantenere la pelle a pH maggiori di 10
per non provocare processi di immunizzazione del pelo che
annullano la reattività coi riducenti.
Le reazioni che portano all'immunizzazione sono numerose, tra
queste vi è il passaggio da cistina a lantionina (favorito
dall'ambiente basico). Una volta avvenuta l'immunizzazione del
pelo non c’è più possibilità, nemmeno con grosse percentuali di
riducente, di poter solubilizzare il pelo. |
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L'immunizzazione del pelo è
una reazione che richiede alcune ore e si verifica prima
sull'asta e poi sul bulbo.
A seconda che si voglia scaricare il pelo totalmente
solubilizzato o intero si sceglie il momento in cui aggiungere
il solfuro.
Per recuperare il pelo si lascia girare per circa due ore con
solo la calce e poi si aggiunge il riducente, per solubilizzarlo
al contrario prima si aggiunge il riducente e poi si provoca il
gonfiamento alcalino.
Se è presente del pelo nel bagno si può sia separarlo in continuo
dal ricircolo che attendere lo scarico. La seconda soluzione è
la migliore, il pelo staccato infatti agisce da agente
scivolante riducendo gli attriti tra pelle e pelle ed evitando
possibili danni al fiore (basso di fiore) dovuti allo
sfregamento, per contro il pelo che ha subito tutto il
trattamento è maggiormente idrolizzato.
Altro metodo è quello dell'orpimento, praticamente uguale al più
utilizzato calcinaio, dal quale differisce per la sostanza
riducente che è solfuro di arsenico anziché di sodio. Si
ottengono con questo metodo fiori più sottili ma lo scarico è
altamente tossico. |
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DEPILAZIONE CON PASTINA
DEPILANTE |
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Si tratta di una miscela ad
alta concentrazione di solfuro che viene spalmata dal lato
carne.
Il solfuro penetra per osmosi dal lato carne e incontra la
radice del pelo che viene solubilizzata, quindi passa
all'epidermide che viene solubilizzata dall'interno verso
l'esterno. La pastina deve essere sufficientemente fluida per
poter penetrare la pelle in tempi accettabili, ma non
eccessivamente da gocciolare dalla superficie.
Si prepara una soluzione di 120-140 g/l di solfuro di sodio
(12-13° Be) ma la fluidità è ancora elevata e quindi aggiungo
idrato di calcio fino a 22-23° Be. Il sistema è ora abbastanza
denso ma è possibile aggiungere un coagulante per raggiungere i
28-30° Be.
Quindi può essere spalmata, le pelli devono essere ben
rinverdite e sgocciolate per evitare gonfiamenti differenziati
che rallentano il processo osmotico. Le pelli vengono impilate
con i lati carne a contatto e vengono lasciate a riposo per 2-24
ore a seconda dello spessore.
A questo punto il pelo si stacca per semplice strofinio grazie
alla macchina a purgare, e le pelli depilate vengono lasciate in
bagno di calce per 24-48 ore.
Anche in questo processo la temperatura non deve superare i 40°C
perciò in estate vengono tenute in camere termostatate.
Si ottiene un fiore più sottile e integro, questo perché è
l'ultima sezione a subire gonfiamento alcalino.
Praticamente non ci sono rughe visto che non esiste stress da
gonfiamento. Le pelli ottenute sono di ottima qualità, ma il
processo è molto costoso ed attuabile solo a pelli di scacco
peso basso (8-12 Kg). |
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FORMULAZIONE PRATICA
DELLA LAVORAZIONE |
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La formulazione tradizionale
è:
150-200% acqua (più pregiato è il prodotto più abbondante sarà
la flotta)
3-5% calce
2% solfuro di sodio
Il 2% di solfuro può essere usato per scacchi peso medio alti,
cioè superiori ai 20 Kg.
Per le pelli più leggere (fino a 16 Kg) si deve aggiungere
almeno un 3% di solfuro, questo perché nelle pelli abbiamo
sempre la medesima densità di peli, quindi su pelli sottili il
peso del pelo avrà un'incidenza percentuale maggiore sul peso
totale della pelle.
Il tempo di rotazione varia dalle 24 alle 36 ore, la rotazione è
continua per circa un'ora in modo da saturare la soluzione del
bagno, poi viene fatto ruotare in automatico per cinque minuti
ogni ora.
Durante la depilazione si ha un rilevante gonfiamento osmotico,
a fine calcinaio si ha un aumento di peso rispetto al rinverdito
di circa un 20%. Il gonfiamento osmotico provoca l'ingrossamento
delle fibre che può essere uniforme o non uniforme nella
sezione.
Il gonfiamento differenziale è indesiderato in quanto provoca
delle rughe soprattutto nei fianchi e nella nuca, cioè nei punti
più rilassati.
La formazione di rughe accentuate non è più eliminabile fino
alla fine delle lavorazioni e provocherà un deprezzamento del
prodotto finito.
Per limitare il gonfiamento degli strati esterni, che rende
difficile il gonfiamento degli strati interni, posso aggiungere
al bagno del sale fino a portarmi ad una pressione osmotica di
2° Be, valore sufficiente a limitare il gonfiamento alcalino e
permetterlo anche agli strati centrali.
In aggiunta si possono usare dei prodotti antiruga, si tratta di
agenti liotropici che vengono addizionati in % tra 0,2 e 0,5. I
più tipici sono ammine, urea, cloruro di calcio, alcanolammine.
Le alcanolammine hanno soppiantato le ammine, le quali dato il
loro basso punto di ebollizione puzzano; l'azione di tutti i
prodotti antiruga è di non elimina la ruga ma la renderla meno
evidente.
I più efficaci sono cloruro di calcio e urea i quali vanno però
ad aumentare la concentrazione di Cl e N nelle acque di scarico,
che, per essere depurate, vengono pagate a seconda della
concentrazione di questi elementi in particolare.
Dal punto di vista economico sono più convenienti le
alcanolammine (come dietanolammina), che hanno un contenuto %N
minore.
Si cerca di provocare prima la depilazione e poi il gonfiamento;
l’inverso potrebbe stringere il pelo e tranciarlo lasciando
intrappolato la radice del pelo nel bulbo, questo può essere
visto nelle pelli in trippa ma viene riscontrato come difetto
anche dopo tinture chiare.
Essendo in ambiente fortemente alcalino si deve prestare molta
attenzione alla temperatura, se si superano i 25°C si ottiene
una idrolisi eccessiva del collagene e si rischia quindi di
ottenere un prodotto finale con struttura a fibre corte, quindi
con scarse proprietà meccaniche.
Le catene idrolizzate se sono troppo piccole vengono
solubilizzate come gelatina, l'idrolisi ottimale fornisce pelli
morbide e avviene principalmente nelle catene laterali più che
in quelle principali.
Vi è un generico aumento del rapporto tra –COO- e –NH3+, il
P.I.
si abbassa da 7 a 5,5 di fine lavorazione. |
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FINE CALCINAIO |
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Alla fine si deve scaricare e
lavare, si procede poi con due operazioni meccaniche, scarnatura
e spaccatura.
La scarnatura elimina lo strato sottocutaneo ancora attaccato
allo strato carne.
La spaccatura divide fiore da crosta, può essere fatta su pelli
in trippa (facilitata dal pronunciato gonfiamento), oppure sul wet-blue.
Dopo spaccatura si pesa ottenendo il peso trippa al quale si fa
riferimento per le successive lavorazioni.
Il peso di fine calcinaio, rispetto al peso di fine
rinverdimento è superiore del 5%, questa minima variazione è
dovuta alla perdita del sale di conservazione e al contemporaneo
assorbimento di acqua.
Alla fine del calcinaio il peso sarà 120-125%, rispetto al peso
fresco, l’aumento notevole è dovuto all’evidente gonfiamento;
nelle successive operazioni (obbligatorie) di scarnatura e
rifilatura verrà perso però un 5-10% del prodotto lavorato. |
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